15 marzo 2007

Serio&criceto







(nella foto Norrin Radd...)


Non si sa mai cosa in reltà può celare qualcosa di stimolante, non è detto che qualcosa di interessante non possa essere veicolato anche da argomenti più o meno “leggeri” o esposto da umili narratori, spesso è la sincerità e l’onestà delle idee di chi racconta che ci portano qualcosa di interessante o lo fa diventare tale.
Noi questa volta ci proponiamo con:

- La benzina costa poco di Paolo Posocco
- Intelligenza artificiale di Marco Perici
- IPODrogati di Stefano Ferello
- Capolavori di seconda mano di Valeria Siviero
- Bambine, ragazze, donne di Fiorenza Valentini
- Il Calcio è morto di Alessandro Comin
- Suonate Campane di Camillo Posocco

Buona lettura

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Per scriverci: abecevario@gmail.com

La benzina costa poco



di Paolo Posocco

Si avete letto bene! La benzina costa poco, è evidente! Per quanto ci siano stati vari aumenti di prezzo, il traffico non è diminuito, anzi è costantemente aumentato negli anni. Per assurdo si potrebbe vedere un collegamento: più la benzina costa più si gira in macchina... La base di questa anomalia è da dovuta ad una distorta percezione della libertà di movimento. Uno dei comportamenti che più ci da sensazione libertà è quella di potersi muovere e viaggiare, tant’è che la detenzione si basa principalmente nel togliere la libertà di movimento.

La macchina ci fa muovere liberamente e la usiamo senza pensare alle conseguenze. Non pensiamo di fare la nostra parte di inquinamento, traffico, ecc. Questo comportamento da origine a ciò che si definisce una estrenalità, più precisamente: la congestione! Ma non intesa come traffico elevato, bensì come costo, cito:”i costi (esterni marginali) della congestione sono originati dal fatto che chi usa il veicolo tiene conto solo del suo costo del trasporto e non considera i costi che impone a terzi, generati con la sua decisione di viaggio, e che variano in funzione della densità di traffico e del contributo dato dal suo veicolo al congestionamento della la strada. I principali costi indotti della congestione sono: i danni associati al tempo perduto dalle merci e dagli individui; maggiori costi operativi dei veicoli (consumo e logorio); maggiori costi dell’inquinamento; maggiori rischi e costi dell’incidentalità; i costi del maggiore stress”.*

Quindi la benzina costa poco perchè non si considerano questi costi che possiamo definire anche sociali, forse nel suo prezzo lo stato dovrebbe tenerne conto (altro che le attuali accise) e farla costare di più...!!!

Si logicamente sto provocando ma come spesso accade è da una situazione di crisi che si creano nuove opportunità. Un costo elevato (ma effettivo) dei carburanti porterebbe a rivedere la politica dei trasporti e del lavoro, una merce la si sposerebbe per seri motivi di produzione e non per esempio perchè la manodopera costa meno... (la delocalizzazione non ha fatto abbassare i prezzi al consumo ma aumentato il margine di guadagno del produttore, non ha aumentato le paghe ad impiegati ed operai), si comincerebbe a far viaggiare le idee i progetti e non le persone, come nel telelavoro e le videoconferenze, ci potrebbe essere lo sviluppo una serie di tecnologie e di metodologie che cambierebbero il nostro modo di vivere portandoci verso un futuro veramente diverso rispetto all’attuale inerzia.

La libertà di movimento è ad un passo dall’essere puramente utopica i tempi di percorrenza e le velocità commerciali da somarello che trotta ci bloccheranno. Per questo scrivo di distorta concezione di libertà di movimento, l’andare in piazza a prendere l’aperitivo, il giro al centro commerciale al sabato non sono poi una gran manifestazione di libertà.

Le soluzioni anche al traffico di una piccola realtà cittadina vanno comunque oltre alla gestione di sensi unici e delle area a parcheggio, sono solo un correttivo a qualcosa che ha bisogno di un grande cambiamento nella mentalità nel modo ci concepire i nostri comportamenti e nel modo di gestire una comunità, dal piccolo comune allo stato.

Se l’argomento vi ha interessato potrei continuare con delle digressione sulla “disponibilità a pagare” in un prossimo post, cosa ne dite?


* Per chi vuol saperne di più

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Intelligenza artificiale



di Marco Perici

Oggi scendo in un campo minato: esiste l'anima? Lungi da me dare ma soprattutto avere una risposta certa, vorrei esprimere un pensiero che ho da tempo.
Per capire il mio ragionamento mi rifaccio ad un fatto di circa 10 anni fa: per un periodo fu organizzata una annuale sfida a scacchi tra campioni umani, tra cui il russo Garri Kasparov, e computer.
Per alcuni anni vinse sempre l'uomo, ma già nel 1996 Kasparov vinse di misura contro Deep Blue (macchina costruita appositamente da IBM per giocare a scacchi) e l'anno dopo perse consegnando la vittoria per la prima volta ad un computer.
La parte interessante, che si collega al mio argomento, fu che dopo il match perso, Kasparov disse che alcune volte gli era parso di notare un'intelligenza e una creatività così profonde nelle mosse della macchina, che non riusciva a comprenderle.
Anche i commenti degli esperti avevano evidenziato come in molte mosse Deep Blue pareva mostrare creatività. Ma cosa aveva di particolare questo computer? un ottimo software sicuramente, scritto e perfezionato da menti eccelse (e umane) ma aveva anche potenza, forza bruta, una capacità di calcolo spaventosa visto che riusciva a considerare fino a cento milioni di mosse al secondo!
Ora cosa abbiamo, secondo me, noi "homo sapiens" in più rispetto al resto degli esseri viventi? forse semplicemente un cervello di "potenza" sensibilmente superiore alla loro, e pure molto superiore a quella di qualunque elaboratore odierno anche se a loro volta decisamente più potenti del computer che dieci anni fa ha sconfitto Kasparov mostrando piccole forme di creatività.
In sostanza credo che se un computer molto molto molto potente, anche se lontano dalla potenza del nostro cervello, abbia fatto intravedere creatività, l'esistenza di questa e quindi delle altre caratteristiche umane (emozioni e sentimenti compresi) siano con buona probabilità il risultato di pura forza bruta, di potenza di calcolo inimmaginabile che il nostro cervello ha. E perché allora un computer in futuro non dovrebbe poter raggiungere tale potenza di calcolo?
I presupposti tecnologici ci sono tutti e, sempre che l'idiozia umana non ci porti all'auto distruzione prima, computer senzienti a mio parere sono assolutamente credibili, se non addirittura certi. Purtroppo ne io ne voi che state leggendo probabilmente vivremo abbastanza a lungo per vedere con i nostri occhi quale sarà la verità, ma forse qualche intelligenza artificiale al livello, diciamo, di un primate o di un bambino di pochi anni la potremo osservare anche solo entro una ventina d'anni.
Una cosa che mi preme puntualizzare è che pur avendo questa visione razional-tecnologica dell'esistenza umana, non trovo la cosa ne sminuente ne sconvolgente, anzi rafforza ancora di più in me lo stupore e l'ammirazione per quello che siamo e per quello che facciamo visto che non nulla è dettato da qualcosa di inspiegabilmente superiore ne da disegni preordinati e definiti, ma è tutto deciso dal nostro potentissimo e meraviglioso cervello.

Comunque sia, esistenza dell'anima o meno, sono convinto che siamo solo noi gli artefici di tutto quello che facciamo ... nel bene e nel male.

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IPODrogati



di Stefano Ferello

Sapete cosa è l’iPod?
Ecco il collegamento per avere informazioni
Comunque, detto in termini minimi, è un lettore musicale.
Banalizzando il concetto, per spiegarlo anche al novantenne che non sa nulla di tecnologia, è volgarmente e comunemente indicato come “le cuffiette per ascoltare musica”.
Di questa tecnologia e dei prodotti venduti sul mercato ne so veramente poco.
So solo che l’iPod è prodotto dalla Apple e che a differenza degli altri lettori di musica, è molto leggero, grazie a un hard disk sottile, ed è molto rapido nella gestione della libreria musicale.
Visto il successo del lettore, Apple ne ha prodotto varie generazioni.
Esistono sicuramente altri prodotti e altre tecnologie.
Un altro modo per indicare questi “aggeggi per ascoltare musica” potrebbe essere “lettore mp3”.
Indipendentemente dalla marca o dal modello o dalla tecnologia adottata, questi lettori musicali sono ormai diffusissimi proprio perché sono piccoli, leggeri, memorizzano migliaia di canzoni e selezionano in un attimo il brano desiderato.
Mi fermo qui. Non voglio andare oltre queste nozioni minime.
Non è questo l’oggetto dell’articolo.
Con il termine iPod voglio proprio e solo intendere le “cuffiette” nel loro insieme.
Come potete immaginare, questi lettori musicali imperversano tra gli adolescenti e i giovani.
Uso il termine “immaginare” perché l’iPod è talmente piccolo e gli auricolari sono così ridotti che spesso l’unico modo per intuirne la presenza è un sottile filetto (spesso bianco) nella zona del collo/orecchio.
Paradossalmente, il modo più evidente di manifestarsi dell’iPod è …..il silenzio.
I ragazzi che “hanno su’ le cuffiette” non si parlano più.
Vedo spesso gruppetti di 5-6 ragazzi e ragazze in silenzio totale e quasi immobili.
I segnali di vita sono ridotti al minimo e sono essenzialmente di 2 tipi:
- spostamento impercettibile del capo al ritmo della musica
- movimento frenetico delle dita per selezionare brani musicali sull’iPod o per digitare sms sul cellulare.
Questo spettacolo da “automi alienati” mi impressiona.
Non voglio fare chissà quali considerazioni psicologiche o sociologiche (non sono “qualificato” e non è questo il luogo), ma sento “a pelle” che c’è qualcosa che non va.
Una delle caratteristiche dell’adolescenza e dei giovani in genere è proprio il continuo parlare, scambiare idee e esperienze, in pratica scoprire il mondo confrontandosi.
L’uso sistematico e continuo delle cuffiette impedisce e inibisce il dialogo: tutto ciò ha conseguenze nello sviluppo personale e sociale dell’individuo.
Ne ho avuto conferma in un episodio vissuto in prima persona.
Prendo spesso il treno e quasi sempre viaggio con studenti.
Un giorno salgono 5 ragazzi e 3 ragazze: stanno andando agli incontri si presentazione di una facoltà a Trento. L’inizio di una nuova fase della loro vita, un’esperienza stimolante.
Non c’è posto per sedersi tutti vicini, perciò si dividono in gruppetti e 4 sono di fronte a me.
Si sono seduti e non hanno scambiato una parola.
Strano…ma ecco che noto il filetto bianco vicino all’orecchio: sono iPod dipendenti !
Solo uno di loro ha atteso un po’ prima di infilarsi le cuffiette. Ma poi si è arreso e si è adeguato.
Ad una delle fermate, il treno si svuota e altri 2 ragazzi si avvicinano.
Parlano, ridono, sono “vivi”. Non hanno filetti bianchi che escono.
Subito contagiano i primi 4 che si tolgono gli auricolari e cominciano ad interagire.
Insomma sono tornati a “vivere” come normali ragazzi di 18 anni.

Comunque vogliate vederla, le “cuffiette” sembrano una cosa buona.
Ma come al solito, l’esagerazione nell’uso, cioè l’abuso, comporta delle conseguenze.
Quanto più la tecnologia rende facile qualcosa, tanto più è possibile che se ne diffonda un utilizzo distorto e “pericoloso”.
L’iPod è uno strumento che facilità enormemente l’ascolto della musica in ogni luogo e in ogni situazione.
Ascoltando sempre e ovunque la musica, non si ascoltano più il mondo reale, non si ascoltano più gli altri. E poi nemmeno si parla più agli altri.
Ci si aliena, nel senso che ci si estranea dalla realtà.
Un po’ come fa chi si droga, magari in modo leggero.
Ora rileggete il titolo di questo pezzo e interpretatelo un po’ come volete:
ipo-drogati (cioè poco drogati) o iPod-drogati (cioè drogati dall’IPOD).
Forse il paragone con le droghe leggere è un po’ forte e confesso che più che altro l’ho scelto per il gioco di parole e il neologismo che ho creato.
Ma pensate veramente che sia solo una provocazione?

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Capolavori di seconda mano



di Valeria Siviero

Esiste la bellezza oggettiva? I cosidetti “capolavori” sono riconosciuti da tutti e c’è un parametro che li rende tali, innegabilmente e indiscutibilmente?
Recentemente ho assistito ad un amabilissimo scambio di opinioni, perché di scontro non si può parlare, tra alcune persone che ritengo molto argute e ragionevolmente preparate su ogni argomento di cultura generale.
Tutto è partito dall’entusiasmo dimostrato verso un film che anch’io, dopo aver visto, concordo nel definire un “cult” nel suo genere, ossia “Frankenstein junior” di Mel Brooks (1974); che poi è solo un esempio indicativo per tutta una seria di considerazioni che ci sono state in seguito.
Non ci si aspettava certo di dare il via ad un’interessantissima diatriba quando, in modo del tutto naturale, qualcuno ha definito il suddetto film un “capolavoro”, termine che, istintivamente, ha lasciato perplessi alcuni interlocutori.
Fatto sta che il discorso si è allargato come un fiume in piena e il povero Frankenstein J. si è trovato in un batter d’occhio a dover fare i conti inizialmente con Fellini, poi con Mozart, la Gioconda, il Colosseo!
Non ci è voluto molto tempo prima che spuntassero vocabolari e manuali per escludere l’uno o l’altro punto di vista ed io mi sono immensamente divertita, ed ero anche compiaciuta, nel vedere come il nostro patrimonio culturale riuscisse a suscitare un tale fervore intellettuale.
In sostanza, chi ci dice che un film comico non possa essere un capolavoro nel suo genere? E cosa rende tale un altro? L’apprezzamento di massa, le implicazioni ideologiche, culturali, morali o storiche... la grandiosità delle scenografie, il budget? Il fatto che sia un film datato o in bianco e nero (per molti sinonimo di autorevolezza cinematografica)?
Poche settimane fa abbiamo visto “Susanna”, una bella commedia del 1938 di Howard Hawks con Cary Grant ed Katharine Hepburn, che forse non tutti includerebbero nell’Olimpo dei capolavori cinematografici, ma sentite come lo definisce il dizionario “Morandini”: “capolavoro della ‘screwball comedy’ degli anni ’30... modello di ritmo, intelligenza, lucidità nell’assurdo, ferrea concatenazione di cause-effetti comici, tecnica della caricatura...” e ben cinque stelline attribuitegli dalla critica.
Ho la sensazione che nell’uso comune, questa espressione sia usata solo in termini colossali, ma credo che in moltissimi casi, senza cadere nello sproposito, si possa parlare di capolavoro, ossia “un’opera di grande pregio, che eccelle o addirittura è la migliore tra quelle di un’artista, di un epoca, di un genere...”.
Potremmo rimanere ore a discutere sull’argomento senza arrivare ad una definitiva conclusione; infatti il nostro discorso ha poi divagato bellamente, toccando il concetto di arte, le differenze tra una creazione artistica, musicale e letteraria rispetto ad una geniale progettazione scientifica, in fondo entrambe partorite da menti ispirate.
Lavoro, fatica, genialità e impegno, ma anche l’amore e il sentimento di cui sono intrise molte realizzazioni, rendono un’opera unica nel suo genere.
C’è chi rimane estasiato contemplando una tela, chi si commuove ascoltando una musica sublime, chi si immedesima nelle rime di eccelsi poeti, chi può piangere o ridere ogni volta, come la prima, guardando un film, chi sgrana gli occhi di fronte ad un.... mi viene in mente solo... “capolavoro” dell’ingegneria...
E siamo anche noi a rendere tali tutte queste espressioni dell’uomo, ammirandole e godendo della loro bellezza senza stancarci mai, sia che ci facciano piangere, ridere, riflettere, ricordare.

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Bambine, ragazze, donne



di Fiorenza Valentini
(nella foto Kukama Curio, performance, 2004, Gherard Sekeoto Gallery, Johannesburg)

L’8 marzo, Festa della Donna. Ricorrenza che viene ormai ricordata in quasi tutto il mondo. Spendiamo poche parole su alcune riflessioni oltre a quelle (moltissime) che vengono dette e scritte ogni anno.
Grazie per le mimose, e per il regalino o la cena offerta dal compagno (o marito, oppure amico). Ma non si potrebbe fare in modo che la festa duri 365 giorni?, 366 se febbraio è bisestile. Insomma, che non diventi una cosa del tipo ‘A Natale tutti buoni’ (e il resto dell’anno continuate pure a fare le carogne).
Certamente noi donne non raggiungeremo mai una vera parità con il maschio, anche se in questi ultimi decenni siamo riuscite ad avere ruoli importanti e a gestire la famiglia (non tutte le donne) alla pari.
C’è però una differenza sostanziale che spesso ci pone in minoranza, per il semplice motivo che siamo noi a restare incinte, anche se a volte non desideriamo un figlio in quel particolare momento. Il fatto che la legge consenta l’aborto, con i giusti limiti, non risolve proprio nulla, anzi, spesso peggiora la situazione. Perdere un bambino spontaneamente è un grande dispiacere, dovervi rinunciare chirurgicamente pone notevoli problemi morali a tante donne (cattoliche o laiche non fa differenza). Non è come buttare un oggetto che non piace più.
D’altro lato, la facoltà di poter generare i figli – naturalmente con il contributo del ‘To-Zoo’ maschile – , ci pone in una sorta di universo misterioso e privilegiato, che è l’essenza della natura femminile. E non basta. Doppio o triplo lavoro, perché con un solo stipendio non si vive più decentemente e i figli costano; lavoro fuori, a volte a tempo pieno, e poi casalinga, mamma e moglie a casa, in caso di necessità anche infermiera in famiglia.
Oltre alla parità sociale, nel senso di venire finalmente trattate in ogni occasione come gli uomini, sarebbe utile che la donna mantenesse quelle doti di gentilezza, portamento, sensibilità e soprattutto quella grande prerogativa che le consente di comprendere la natura umana al di là di gesti e parole per altri incomprensibili.
La violenza sessuale sulle donne – spesso anche sulle bambine –, argomento che dovrebbe provocare notevole turbamento in qualunque persona animata da sani princìpi, rappresenta quasi certamente il più grande pericolo per il sesso femminile, molto difficile da prevenire e dal quale quasi sempre è impossibile difendersi. Speriamo che, visto il preoccupante aumento degli stupri – e non è dato conoscere quanti non siano stati denunciati – non solo per la strada e non solo da extracomunitari, lo Stato, le Regioni e chi di dovere si decidano a prendere seri provvedimenti allo scopo di proteggere donne e bambine, senza costringerci a portare con noi bombolette spray o taglierini che non sono affatto un sicuro deterrente, anzi, potrebbero addirittura scatenare l’istinto omicida nell’aggressore.
Un maschio che rispetta le donne, forse non si rende conto appieno di cosa significhi per una donna subire uno stupro. Queste vittime di una violenza tanto barbara resteranno segnate per tutta la vita e per molte di loro subentreranno disturbi psichici che causeranno profonde, spesso inguaribili, modifiche nell’Alter Ego, e quindi sul comportamento e nei rapporti con gli altri.
Questa specie di ‘maiali’ (chiedo scusa ai simpatici suini) che violenta le donne, se ha tanta voglia di animalsesso e non se lo può permettere nemmeno pagando, potrebbe ricorrere all’antica alternativa del ‘fai da te’, oppure intingere il ‘biscottino’ in una bambola gonfiabile. Oppure andare a farsi le pecore, che magari sarebbero anche contente.


Per chi vuol saperne di più

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Il Calcio è morto



di Alessandro Comin


Tutti eravamo in lacrime per la gioia quel famoso 9 luglio 2006, quando capitan Cannavaro alzava la coppa al cielo a Berlino e sentivamo ripetere la fatidica frase “campioni del mondo” per quattro emozionantissime ed interminabili volte. Tutti pensavamo di avere dato una nuova dignità al nostro Gioco Calcio, sconvolto la scorsa estate da brogli e falsità che ne hanno profondamente rovinato la reputazione in tutto il mondo. No, nulla di tutto questo. Il Calcio in Italia è malato e assassino allo stesso tempo, è perverso e stupido allo stesso modo. Quando tutto ti sembra risolto, ecco succedere l’ irreparabile. Succede un venerdì sera di una qualsiasi giornata . Succede una tragedia in cui un agente che è allo stadio solo per fare il proprio dovere viene ammazzato in nome di un ingiustificato odio fra due città che si protrae anche quando le rispettive squadre di calcio si incontrano. Tutto questo è accaduto venerdì 2 febbraio quando Filippo Raciti ha perso la vita, durante le violenze dei tifosi nell’acceso derby siciliano Catania-Palermo. L’ ennesima prova che il calcio è in caduta libera, anzi che tutto ciò non avrebbe nemmeno più il senso di essere chiamato “calcio”, tantomeno “gioco”. A questo punto che importa se l’ Inter di Mancini ha infranto il record italiano di vittorie consecutive e ha già ipotecato il campionato a poco più di dieci giornate dal termine?! Cosa importa se Ronaldo è tornato il Italia, sponda rossonera stavolta, facendo gola a tutti i giornalisti che regolarmente lo pedinano fra le vie di Milano in cerca di uno scoop sul “fenomeno”?! Cosa importa di vedere una Juve a giocare con i suoi plurimilionari campioni in serie B?! Nulla! Il calcio, quello vero, non esiste più. L’ indecenza e la stupidità ormai sono le padrone. Di conseguenza le famiglie hanno paura di andare allo stadio per passare un tranquillo e piacevole pomeriggio domenicale guardando una partita di pallone e gli stadi sono chiusi a tempo indeterminato. Non ci sono più considerazioni possibili. L’ Italia ora è la tomba di quello che da sempre viene considerato lo sport più bello del mondo.


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Suonate Campane



di Camillo Posocco

(Dedicata ai giovani di Castelfranco V.to perchè siano attivi!)

Suonata campane al Genio del mondo.
Terra di nostri avi e di cose lontane
Terra di cose infinite
Terra dell'Arti tutte

I campi, prati, valli, monti e mari, parlano:
parlano di genti di badia modesta
ma ricche di saper campestre
dalla natura acquisite
che da semi in terra da vanga rimossa
e dalle nubi l'acque
ebbero buoni raccolti

Parlano di ville, palazzi, castelli e di maestose badie,
che ancor brillano di grande ingegno
in loco si posto da geni dell'arti
che nel gioir di tanto a lor concesso
onoraron le Patrie e gloria ed esempio
ad un Mondo da Dio
all'uomini concesso;

Parlano di grandi scienze e di poeti sommi
di santi e di compositor di armonie diverse
che assieme a sculotor e pittor di generosa Musa
e per compagni scopritor di terre novelle
fecero grande l'Italia
che per secoli
faro del saper fu del Mondo

Se l'Italia al tempo divisa era
unita si trova per le belle Regioni
di stupende città fornite
che nel diverso ma sempre illuminato ingegno,
la beltà le univa nel responso del fatto specchio che,
al voler saper chi tra loro era la più bella,
RISPOSE: in modo diverso siete tutte ugualmente belle.

Suonate campane
suonate
Di quei luniche nel passato la Patria
brillava, spenti son nel presente
per forzatura operata
dei conduttor di nostro tempo
che lieti nell'oblio di lor miseria mente,
onorano quel che è mediocre
del saper dell'indigeno intelletto.
Le muse dell'Arti tutte
degna dimora più non trovan
in terra negletta di costruttor d'ingegno
e per dove la cultura smarrita
lascia spazio al mediocre così che
quel che un tempo farlo fu del mondo si e fatto lanterna da osteria
per illumiminar l'insegna.

VOI GIOVANI che siete il domani
ribellatevi a questo frastuono di parole
che annulla il vostro dire
e dalle siepi di rovo
che impedisce il vostro desiderio di progredire e
nella libertà, liberatevi negli spazi infiniti del
saper ed in esso dissetatevi
affinchè saturi di sommi ideali
possiate brillare di quella verità
che da voi attende un Alfiere.


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