15 gennaio 2007

Mamma mi sono perso il freddo










Fa caldo e in ascensore l’argomento oramai è d’obbligo! Per combattere l’accadimento da improbabili alfieri ci è d’uopo proporre altri argomenti che possano alleviare l’afa che ci attanaglia in modo da cominciare l’anno con una verve diversa...

In questo numero:

- Vagone malandato di Paolo Posocco
- Tecnologia di Marco Perici
- Bond anno zero...zerosette di Valeria Siviero
- Di che vicino (di casa) sei? di Fiorenza Valentini
- Una bella e sana casa per tutti di Camillo Posocco
- Nuove de-generazioni di Stefano Ferello




Buona lettura

Per raggiungerci: www.abecevario.it
Per scriverci: abecevario@gmail.com

Vagone malandato



di Paolo Posocco
 
Un vagone merci in piazza? E’ capitato anche questo ma non si trattava di un vagone normale, era malandato e vecchio di almeno una settantina d’anni, c’erano anche delle stelle gialle appese... era uno di quei vagoni con i quali migliaia di esseri umani sono stati meticolosamente deportati nei campi di concentramento e di sterminio. Quei legni hanno un vissuto tremendo e possiamo solo lontanamente immaginare cosa provassero un tempo i loro “ospiti”, anzi lontanamente è ancora un termine debole contrapposto alla nostra attuale vita comoda e serena. Si decisamente comoda e serena, anche se piangiamo come dei vitelli per le tasse ed un disguido diventa un disagio insopportabile, fa caldo ed è notizia, piove ed è emergenza... Facendo un paragone, molto retorico ma molto vero, dovremmo un pò vergognarci.
Quel vagone malandato mi ha fatto anche tornare in mente le storie sentite da ragazzo: Mia madre, bambina malata costretta a letto, sotto il quale c’erano le armi dei partigiani mentre i tedeschi giravano per le stanze, gli stessi che poi nella ritirata del 44 volevano dar fuoco alla casa con lei dentro, mio padre che ragazzino si trova in mezzo ad una operazione partigiana e solo la sua voce acerba lo salva, uno zio che riesce a scappare durante uno spostamento di prigionieri sgusciando dalla coda della lunga tetra fila di marcia “o la va o...”, poi ritorni dalla russia a piedi... a piedi! Marinai che hanno salvato i commilitoni dalle fiamme dopo il siluramento della loro nave. Sono tanti altri i racconti che ho potuto sentire, storie che attualmente vediamo al cinema o in televisione e ci sembrano romanzi incredibili, ma sono accadute a persone che incontriamo quotidianamente e nei luoghi dove viviamo, proprio dove ora c’è il traffico che ci rende nervosi o dove hanno costruito un condominio.
Gli anni sono passati e le cose sono cambiate in meglio e parecchio, grazie proprio alle persone protagoniste di quei racconti che in un dopo guerra dove non c’era pressocchè niente hanno dato inizio a ciò che ora noi possiamo godere.
Ricordare questi fatti, sapere che sono una cosa nostra i cui protagonisti vivono attorno a noi, dovrebbe darci la spinta per essere più obbiettivi sulla nostra vita attuale e farci capire che le persone sono capaci di gesti incredibili, insegnandoci ad avere più fiducia in noi stessi e negli altri ed a mandare a farsi benedire quei piccoli uomini che farfugliano in televisione e sui giornali pronosticando disastri e rovina per ogni accadimento.
La vista di quel vagone dovrebbe ricordaci delle atrocità di qui siamo capaci come umanità, ma sarà il mio innato ottimismo a me vengono in mente anche la forza e la dignità di tante persone grazie alle quali ora viviamo in un mondo migliore e mi fa pensare che ora tocca a noi portare avanti ciò che hanno fatto dando senso ai loro sacrifici e gesti importanti, è una piacevole responsabilità che nel tentare di onorarla ci fa sentire un po’ migliori.

Buon viaggio vagone malandato.

Torna a indice

Tecnologia



di Marco Perici

Inizio l'anno tornado al mio primo amore, scrivendo quindi di tecnologia.

Mi piace mi appassiona ma, se ricordate uno dei miei primi pezzi, odio la superficialità con cui molte persone (=le aziende, ma che alla fine sono fatte da uomini) pensano e creano nuovi prodotti tecnologici.
Forse figli dei nostri giorni, della nostra società consumistica e frenetica, i prodotti tecnologici degli ultimi anni sono sempre più confusi, abmormi, pieni di funzionalità inutili e difficili da gestire anche in quelle utili, poco testati e coerenti persino con se stessi.
Alla fine ci troviamo per le mani telefonini che possono fare anche il caffè ma per riuscire a fare anche solo una telefonata bisogna essere ingegneri nucleari o, nel migliore dei casi, passare ore e ore a leggere mattoni di manuali. E alla fine ci limitiamo al paragrafo "come fare e rispondere alle telefonate" e tutto il resto lo ignoriamo!
Tutta questa premessa per parlarvi dell'ultimo annuncio che zio Steve (così amichevolmente chiamiamo noi fan il capo della Apple Inc.), ha tirato fuori dal suo magico cappello: iPhone.
Molti ormai conoscono iPod, spettacolare riproduttore di musica in formato mp3, che per la sua semplicità d'uso e pulizia delle forme sta spopolando tra i giovani (e non) di tutto il mondo. Tutti gli altri (e sono tanti) pur avendo spesso più funzionalità e/o un prezzo inferiore, semplicemente arrancano senza nemmeno impensierire di striscio la Apple.
Il punto forte di iPod è proprio che fa quello che deve fare, come chiunque si aspetta che succeda, e senza bisogno di imparare granché.
Una quindicina di anni fa Apple presentò Newton Messagepad, piccolo computer che grazie ad uno stilo e uno schermo sensibile al tocco permetteva un uso intuitivo che ancora oggi i più sofisticati PDA si sognano, con tutto che dal 1998 non viene più ne evoluto, prodotto e supportato, il che conferma che era 10 anni avanti!,
Oggi non c'è spazio per idee super innovative, ma Apple con iPhone è riuscita a fare altri 10 anni in avanti ... certo abbiamo visto solo un prototipo, solo nelle mani di Steve Jobs o di qualche riservatissimo ingegnere di corte, ma se avrete la pazienza di dare un'occhiata al filmato di questo link non potrete che concordare.
OK OK, sapremo per certo solo fra 6/8 mesi (in USA, quasi un anno da noi) se è tutto oro quello che luccica, ma dal 1984 (appro, guardatevi questo mitico spot) ad oggi Apple ha innovato molto, ma soprattutto ha innovato bene.

Che dire ... speriamo che zio Bill (che in veneto suona tanto male :-)) smetta di copiare, o almeno cominci a farlo bene, perché fino adesso ...

Riferimenti:
http://www.apple.com/

http://www.apple.com/iphone/



Torna a indice

Bond anno zero...zerosette



di Valeria Siviero

Agente 007 James Bond: un nome che evoca infallibilità, forza, astuzia, eleganza e fascino. Di tutti questi ingredienti si è servito Ian Fleming quando ha deciso di dare vita ad una specie di supereroe, seppure privo poteri ultraterreni, ma un uomo che non sbaglia mai.
Bè, quasi mai, perché l’ultima fatica cinematografica ispirata al primo romanzo di Fleming, ci mostra un Bond ancora alle prime armi, appena promosso agente 00, ossia con la licenza di uccidere, e solo successivamente egli diventerà l’infallibile che tutti conoscono e che sempre si aspettano di vedere, dopo la stereotipata serie dei precedenti venti film.
“Casino Royale”, con la regia di Martin Campbell, è appunto un ritorno alle origini dell’agente speciale Bond, pronto ad affrontare qualsiasi situazione, le missioni più spericolate e impensabili, ma... qui ci si presenta un novellino, le sue gesta sono rischiose e non sempre va tutto liscio come l’olio.
Abituati alle azioni impeccabili e alle “missioni impossibili” dal quale l’agente segreto ne usciva sempre con i capelli a posto e con le scarpe lucide, adesso ci sembra strano vedere il sudore sulla fronte di questo semi-dio ed è una novità restare col fiato sospeso nel vedere Bond in situazioni alquanto “scomode”.
Personalmente non mi dispiace che egli venga finalmente rappresentato come un essere umano, che può soffrire e trovarsi in serie difficoltà, che può perdere il suo proverbiale autocontrollo, perché a lungo andare può diventare noioso trovarsi di fronte un personaggio che si sa non subirà mai un graffietto.
Non che questa “smitizzazione” ci possa illudere di poter essere come lui, perché ovviamente ci vuole forza, coraggio e un fisico a dir poco atletico per compiere quelle imprese mozzafiato, ma trovo che averlo umanizzato a fatto scendere un po’ dal podio di eterno vincitore, abbia aumentato la sua credibilità come essere umano, in fondo vulnerabile, e quindi l’ammirazione per un personaggio in grado non tanto di fare tutto, ma di tentare tutto.
Inoltre l’attore che interpreta il nuovo 007 in “Casinò Royale” non segue i canoni estetici dei Bond precedenti; dopo le interpretazioni dei miti Sean Connery, Roger Moore e poi Timothy Dalton e Pierce Brosnam, corvini e con l’aria di “belli e impossibili”, ecco che inaspettatamente ci troviamo di fronte ad un biondino con gli occhi azzurri e quello che ormai era diventato un culto che ammetteva pochissime eccezioni sembra dirci che questo nuovo interprete non è adatto al suo ruolo.
Ma ricordiamoci che quest’ultimo film uscito da poco, è in realtà l’inizio di tutta la storia e Daniel Craig (alias James Bond) avrà sicuramente tutto il tempo per farsi conoscere ed apprezzare, tanto che persino dalle prime critiche è stato definito come uno dei migliori 007 della storia e destinato a durare nel tempo.
Ennesimo esempio, a mio parere, di come non sia necessario rimanere ancorati al passato o legati ai miti che riteniamo intoccabili, dato che ogni cosa ha un inizio e ogni eroe ha il suo “tallone d’Achille”.

Torna a indice

Di che vicino (di casa) sei?




di Fiorenza Valentini

Solo una famiglia che abita in una località isolata, come può essere una zona di campagna, non ha presumibilmente contatti con quelli che sono chiamati vicini di casa. Solitamente abbiamo tutti più o meno dei vicini, specialmente in questi ultimi anni in cui si sta edificando un po’ ovunque, dove le città hanno trovato una forte espansione verso zone periferiche che precedentemente erano utilizzate dalle coltivazioni agricole.
Naturalmente, visto che fortunatamente il mondo è assai vario, si può avere contatti più o meno cordiali o relazionali con diverse categorie di persone. Vediamo di descriverne brevemente alcune.
I ‘prestaioli’ sono quelli che vengono spesso a chiedere in prestito piccole cose, specialmente alimentari (due uova, un limone, una tazzina di zucchero, un poco di polvere di caffè, o altro), prestiti che vengono quasi sempre regolarmente restituiti. Se poi, sia in occasione della richiesta che della restituzione, si fermano a fare una chiacchierata, il prestito potrebbe essere solo una scusa per stare qualche minuto in compagnia, soprattutto se si tratta di persone che vivono da sole.
Gli ‘informatori’ si incontrano preferibilmente per la strada e si scambiano l’un con l’altro le osservazioni, spesso arricchite da particolari fantasiosi, riguardo a fatti o al comportamento di persone che vivono nel quartiere o nella stessa via.
Questi informatori a volte si traformano in ‘pettegoli’, dato che qualcuno di essi provvede a diffondere le notizie ricevute, arricchendole ulteriormente di particolari inventati, presso una cerchia di ascoltatori che, a sua volta, porterà a conoscenza di altri gli scoop sul vicinato come se fossero riusciti ad accedere a un sito protetto del Pentagono.
L’esacerbazione di questa categoria si può anche trasformare in ‘informatore-spione’. Gente che spia da dietro le tende o nascosta da siepi e recinzioni. A volte dotata di binocolo per vedere nelle case degli altri. Tutto ciò che vede o sente viene personalmente interpretato, mai in modo positivo, e riferito ad altri della stessa specie. Un consiglio: tenerli accuratamente alla larga.
I ‘rumorosi’ si trovano nelle immediate vicinanze, cioè al piano sopra al nostro o confinanti laterali. I rumori che arrivano dal soffitto giungono notevolmente amplificati rispetto a quanto se ne renda conto chi li provoca (è stato verificato personalmente). Insomma, se si fa notare con le buone maniere che sarebbe gradito un poco di riguardo, spesso la cosa si risolve senza traumi.
Vi sono vicini rumorosi che trascinano sedie e mobili (anche dopo le 23), lasciano che i bambini giochino in casa a pallone o con le biglie in vetro, fanno spesso feste – non solo quelle di Natale e Capodanno, durante le quali è plausibile tollerare rumori, musica, risate e botti –, litigano urlando e tengono il volume della musica al massimo.
Se la produzione rumorosa accade casualmente è generalmente tollerabile, anche perché sicuramente siamo anche noi – in quanto esseri viventi – produttori di una certa quantità di rumori, se invece è frequente anche in ore in cui sarebbe concesso riposare, o peggio si verifica per dispetto, a lungo andare potrebbe provocare disturbi al sistema nervoso al punto di prendere in considerazione l’idea di cambiare casa. Ma non esistono garanzie di capitare in un ambiente ragionevolmente silenzioso e tranquillo, poiché tutto il mondo è paese. Bisognerebbe comunque essere ragionevoli e rendersi conto che, a volte, siamo noi ad avere bisogno di assoluta tranquillità. Rimane sempre la scappatoia di andare a trascorrere un sereno periodo in un convento.
Chi scrive non voleva prendersela con nessuno, e tantomeno fare un’analisi psicologica di alcuni comportamenti umani: lo scopo di questo pezzo è solo quello di strappare un sorriso su certe situazioni che spesso non sono affatto gravi, forse dipende tutto – come sempre – dalla dose di tolleranza e di autocritica che possediamo.


Torna a indice

Una bella e sana casa per tutti



di Camillo Posocco

1) UNIONE. Con gli odierni mezzi di comunicazione, auto-treni-aerei-telefoni-televisione, il Mondo sembra diventato una Città che ha Continenti come rioni. La diminuzione tempo-spazio, rende facile l’intercomunicabilità tra tutti i cittadini del Mondo, che per diverse visioni della vita anche secondo varie credenze religiose e nonostante le situazioni poco  sociali mondiali, si potrà produrre una didattica Etica sociale mondiale.
2) GLI INDIFFERENTI. Tutti gli scienziati del mondo, da moltissimo tempo, informano la Società e i governanti delle nazioni del pericolo inquinamento totale già giaciente in tutti gli angoli della Terra. I POLITICANTI rimangono sordi ed indifferenti. Il problema di fondo è l’ IDROGENO. Con l’applicazione del carburante idrogeno, ricavabile dall’acqua, oltre che eliminare l’inquinamento  di tutte le forze motrici che servono alla soppravvivenza di tutto il Pianeta Terra e quanto in esso contenuto, non inquina nulla perchè il risulatato della sua combustione è acqua potabile più di quella di sorgente. Oltre a questo ci permetterà di diventare indipendenti da importazioni di Petrolio e gas metano, così risparmiando miliardi di euro da dare: alla ricerca, alla scuola, alla sanità, alla sistemazione dell’immensa Arte chiusa nei sotterranei di ville, palazzi e musei civici e quanto altro tale ricchezza potrà contenere. La città di TORINO, è all’avanguardia per la lotta all’inquinamento ed è impegnata a fondo nella gara europea per i finanziamenti alla città che sperimentano e adottano tecnologie ad idrogeno.
3) POLITICI. Incomprensibile è (o comprensibilissimo per...?) che nessun partito non si sia sentito in dovere di affrontare l’argomento IDROGENO? Turbano forse gli interessi di quanti aprofittano del petrolio per interessi personali o di parte? Infischiandosi dell’avvelenamento per aricchirsi indifferenti alle mortali attese.
4) NUOVA ERA. Una nuova era con nuova linea di condotta sociale, diversa da quella del passato che impegna tutti, trova un Mondo impreparato, perchè schiavo alle vecchie e rituali tradizioni, che da sempre dominano il progredire Umano.
5) FINANZA. Arrivati all’apice del potere politico-economico mondiale, è tempo di sostituire le rugginose tradizioni di pensiero, con nuova linfa mentale, libera da ogni condizionamento e in tale libertà, impedire ai governanti di facilitare unioni di grandi guppi finanziari, dove l’Uomo comune non trova e non troverà collocazione.
6) DIRITTI E’ tempo che l’uomo sia coniugato a produttore di beni sociali con diritto alla compropietà delle fabbriche in qui lavora e produce e non come mezzo da sfruttare per arricchire.
7) PROTAGONISTI. I giovani devo essere protagonisti del loro futuro, senza imposizioni di quanti, fino ad oggi, hanno governato, IGNORANDOLI VOLUTAMENTE, per paura della loro lealtà, onestà e desiderio di adeguat acollaborazione per un migliore avvenire per tutti.
 
LANCIO UNA PROPOSTA PER COMINCIARE A CAMBIARE: FACCIAMO DI MARGHERA LA CITTA’ DELL’IDROGENO.


Torna a indice

Nuove de-generazioni



di Stefano Ferello
Real life.
Salgo in treno, come ogni giorno.
Masse di ragazzi-studenti come in un vagone merci (siamo quasi ai livelli del vagone "ebreo" dell'articolo di Paolo).
Anzi, l'immagine più aderente è quella di un carro bestiame: non tanto per l'ammassamento, ma piuttosto per il comportamento "animalesco" dei ragazzi.
Si spostano come fossero al tempo stesso "pecore e cavallette".
Non entrano: invadono! Non si siedono: si buttano! Non parlano: urlano!
E vabbè! Sono ragazzi...è sempre stata così...in fondo è la naturale esuberanza dei giovani...siamo stati ragazzi anche noi...
Eppure, qualcosa di diverso c'è.
Questi ragazzi-viaggiatori devono fare un breve tratto, meno di 10 minuti.
Buttano borse e zaini dove capitano. Si "stravaccano" sui sedili. Buttano i piedi sui sedili di fronte, sporcandoli con le loro scarpe.
Il caldo è notevole: invece di spogliarsi dei giubbotti, aprono i finestrini.
In effetti in questo strano inverno, il treno è spesso un forno e un ricambio d'aria è opportuno.
"A bordo" c'è anche una signora, oltre i 70: si capisce che sta facendo un viaggio lungo e quindi si è piazzata secondo un copione classico: valigia sull'apposito ripiano, cappotto ripiegato sul sedile accanto, rivista femninile "d'ordinanza" per ingannare il tempo.
Le orde barbariche la circondano, ma il suo spazio vitale è rimasto intatto.
Si parte. Ora il treno si muove: l'aria fredda entra dai finestrini spalancati. La donna ne è disturbata.
Borbotta e brontola sommessamente. Non è molto "raffinata". E’ un po' "rustega".
Ha deciso: va verso i ragazzi e vuole che chiudano il finestrino.
Il suo approccio non è dei più affabili e concilianti: probabilmente pensa che i ragazzi dovrebbero rendersi conto che distrubano e non dovrebbe essere necessario farglielo notare.
Il suo presupposto base è: i giovani devono portare rispetto.
I ragazzi invece non riescono nemmeno a capire il motivo delle lamentele.
Come fossero degli animali, non pensano; si preoccupano solo di fare la minor fatica possibile per avere il maggior benessere nel minor tempo possibile.
Ecco perchè tengono abbassato il finestrino.
Non hanno nemmeno la vaga idea che la donna potrebbe lamentarsi. Il rispetto? E' un concetto estraneo alla loro mente.
Non capiscono proprio questa vecchia che dice: "Invece di aprire i finestrini, toglietevi i giubbotti!"
Rimangono indifferenti: anzi scherniscono l'anziana: "Se hai freddo, mettiti il cappotto!"
La signora torna al suo posto vaneggiando sulla loro maleducazione e sui genitori che non fanno il proprio dovere, minacciando di andare dal preside (di quale scuola?!?) perchè ricevano una lezione!
Le schermaglie continuano, ma per la "testa grigia" è una battaglia persa. In partenza.
Non ci sono le stesse basi. Non c’è una piattaforma comune di valori. Si parla la stessa lingua ma non c’è comunicazione. Non si tratta solo di generazioni diverse: sono persone culturalmente diverse. Non ci sono i requisiti minimi per interagire.
Lei, cresciuta in ambiente rurale dove tutto ha un valore perché costa fatica, non concepisce nemmeno come si possa sprecare il caldo.
Forse crede che si tratti solo di vivacità dei giovani, ma figuriamoci se può comprendere che loro mentalità bullista-teppistella completamente priva di etica!
Il treno ora è alla prima fermata.
Il viaggio degli studenti è terminato. Stanno uscendo. Sogghignano. Per puro dispetto, aprono tutti i finestrini della carrozza. Sghignazzano.
La donna ancora mugugna contro questi ragazzi
Non le resta altro che alzarsi e andare a chiuderli.
I ragazzi, ora sono smontati dal treno, ma insistono ancora nel loro gioco: dall'esterno, riescono ad abbassare ancora un paio di vetri della carrozza.
Nemmeno l'anziana cede: risponde, minaccia, si arrabbia.
Ora però il treno ha ripreso la marcia.

Il giorno dopo, io sono di nuovo in treno.
Sale un ragazzo sui 18 anni, il classico “toco de toso”. Molto alto, si "posiziona" nello scomparto a fianco del mio: spalanca il finestrino e si "sdraia" sui sedili. Tutto rinchiuso nel suo piumone di marca modaiola, tira fuori il cellulare. Solleva e allunga i piedi fino a che le sue Nike si appoggiano sul sedile di fronte e lasciano delle belle impronte.
Vorrei dire qualcosa, ma mi trattengo.
E sbaglio.
L'anziana sicuramente non ha trovato il modo giusto per rapportarsi.
Ma é ancora più sbagliato tacere, accettare che attorno a noi cresca una de-generazione senza valori e senza rispetto.
Non fare qualche sacrificio è una scelta stupida e autolesionista:
Se ora sei giovane e puoi stare in piedi, lascia il posto a chi fatica a stare alzato.
Solo così, quando sarai tu ad aver bisogno di sederti, potrà esserci qualcuno che ti cede il posto.

Torna a indice