15 ottobre 2006

Primi Freddi




(a lato Jack Vettriano da Portland Gallery)

L’estate sta finendo e un anno se ne va... chi non l’ha mai canticchiata almeno una volta, con i primi freddi si ha la sensazione della chiusura di qualcosa non solo dell’estate, la tendenza al letargo si fa sentire ed invece si deve srtare “accuorti” e carpire le mille cose che ci sono proposte, noi ad esempio proponiamo (in questo numero ci preme segnalare l’articolo “in memoria di Tommaso Perici” una storia vera, bella e lo spaccato di un epoca):

In questo numero:
- C’e menti? Cementi! di Paolo Posocco
- SUVversivo di Marco Perici
- Castel Franko Graffiti di Stefano Ferello
- In memoria di Tommaso Perici - Pittore di Tullio Perici



Buona lettura

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C’e menti? Cementi!




di Paolo Posocco



C’è menti? Cioè ci sono delle menti ragionanti, dei pensieri coagulanti in Castelfranco? Ebbene si! Li abbiamo potuti incontrare e vedere grazie a FRAM MENTI e le sue interessanti proposte artistiche e culturali, come “improvvise partiture” di Laura Moro e tante altre iniziative, fino alla chiusura con Mario Brunello. Tramite FRAM MENTI abbiamo potuto vedere delle proposte per intervenire nella nostra cittadina in modo diverso dalla attuale politica “espansionistica” questo grazie all’esposizione di tesi di laurea, progetti di professionisti, il workshop e gli interventi di docenti universitari, insomma una ricca offerta di idee diverse e pensieri alternativi.

C’era anche qualcos’altro in quello spazio, c’era un’atmosfera creativa ed una voglia di agire nella e per la nostra comunità che ti faceva sentire parte di un progetto di sviluppo e crescita ancora in fase embrionale ma che metteva dell’ottimismo per il futuro.

Cementi! Sei torri e condomini vari. Ecco la risposta che vedremo dare a questa creatura nata dalla mente di persone interessate ad un futuro ponderato e soprattutto partecipato, perchè come diceva Gaber “libertà è partecipazione” e questa circostanza ne è un esempio, sia di libertà (con FRAM MENTI), sia della sua negazione nella possibilità di scegliere il futuro della nostra cittadina!

La mia “indignazione” è poi cresciuta dopo la lettura dell’articolo su La Tribuna del 27/09 a firma D. Socal dal titolo “Castelfranco, europea solo per densità abitativa” che trattava di una ricerca commissionata dalla nostra amministrazione alla Euris di Padova dalla quale emergeva che Castelfranco ha una densità abitativa di 372 abitanti per chilometro quadrato! Tra le più alte in europa e superiore alla media regionale e nazionale! Non occorre essere dei geni per capire che la volontà di aumentare gli alloggi e quindi portare un migliaio di persone in borgo treviso è semplicemente demenziale! Un aumento di popolazione in quella zona alza ulteriormente la già alta densità abitativa in una cittadina che proprio non ne ha bisogno, dati Euris alla mano e buon senso nell’altra; basta considerare l’aumento di traffico, l’inquinamento, più edifici ed asfalto a scapito del verde, servizi ed infrastutture da adeguare e tutti quei fattori che determinano la minore vivibilità delle zone densamente abitate.

Insomma incrementeranno la densità a scapito di una spazio per le menti, le nostre menti! Forse perchè vedono solo il vuoto e non delle opportunità...

C’è menti? Cementi purtroppo.

SUVversivo



di Marco Perici

Stanno approvando una tassa sui SUV ... sarò felice penserete! Invece no!

Il mio pensiero non è cambiato, ma non mi piacciono le demonizzazioni; in effetti appena si è sentito parlare di questa tassa sembrava fosse in qualche modo orientata solo ai SUV, che però non sono una ben definita classe di mezzi di trasporto, sono solo un raggruppamento commerciale, un'invenzione del marketing insomma.
Quindi non è facile definire cosa sia un SUV e cosa no ma, anche se fosse possibile, non sarebbe stato questo il modo giusto di mandare un messaggio educativo, ne tantomeno fare una cosa utile.
Alla luce dei fatti sembra però che il metodo per calcolare tale "supertassa" sia abbastanza intelligente e prendendo come parametri il peso e il numero di posti permette di individuare tutti quei mezzi che hanno caratteristiche che poco si sposano con le necessità prossime future del nostro mondo, essenzialmente riconducibili ad una in particolare, il risparmio energetico e quindi il rispetto ecologico.
In questo modo rientreranno nell'aumento del bollo anche grosse berline che pur non essendo additate come i SUV a tutti gli effetti ne hanno le caratteristiche di peso, ingombri e consumi; e purtroppo anche alcune auto che non meriterebbero tale penalizzazione, come alcuni grossi monovolume (Renault Espace e Kia Carnival per esempio) saranno colpite, ma come tutte le cose fatte dall'uomo nulla è perfetto.
In sostanza il segnale che deve arrivare alle persone è che dobbiamo diminuire le nostre esigenze o, chi può permetterselo, pagarle di più.
Ma il punto fondamentale per cui non sono completamente d'accordo con queste azioni di governo, e che non sono fatte (non abbastanza, quando non per niente) per educare a medio-lungo termine: infatti da più parti si parla della necessità di piani energetici decennali, e in qualche paese si comincia a vederli (Germania, Giappone, alcuni pesi scandinavi se non ricordo male) e noi siamo desolatamente ultimi.
Bisogna prevedere cosa fare a livello energetico (e quindi ecologico) per i prossimi 10 anni, ma meglio anche 20/30. Bisogna cominciare a capire che automobili sempre più pesanti e potenti diventeranno anacronistiche in pochi anni, oltre che dei veri killer per la salute (nostra e del mondo); l'ideale sarebbe una tassa sul peso che ogni 5 anni si inasprisce, in modo da invogliare la gente a comprare auto più leggere e ai costruttori di produrle.
O meglio il sistema più semplice in assoluto: distribuire tutti i costi fissi dell'automobile sul consumo, quindi sui carburanti, inglobando in questi sia bollo si assicurazione e rendendoli progressivamente sempre più cari (con aumenti programmati ogni anno per i prossimi 1020 anni) in modo di indurre tutti a consumare meno. Come dice Grillo dovremmo pagare 5 euro al litro i carburanti, il che indurrebbe tutti a ridurre di un quinto i consumi (con mezzi più parchi, muovendoci di meno etc.)! ...arrivandoci per gradi aggiungo io, e anche a livello mondiale, cose purtroppo piuttosto difficili ma non impossibili.
Naturalmente bisogna anche cominciare a produrre, in quantità significative, energia elettrica con sole e vento e ridurre drasticamente anacronismi come carbone e petrolio (GPL e Metano per il momento passino ...) oltre che ridurre sprechi e immondizia.
Se poi tra 20 anni ci saranno in giro degli enormi SUV in fibre composite, quindi leggerissimi e alimentati da energia elettrica prodotta con celle solari ... beh, rimarrò critico con quella tipologia di auto, limitatamente alle motivazioni pratiche che ho già espresso, ma almeno non inquineranno!

Castel Franko Graffiti



di Stefano Ferello

Siamo circondati da segnali, simboli, scritte, immagini.
Ovunque guardandoci attorno vediamo qualcosa che vuole attirare la nostra attenzione, qualcosa che è comunicazione.
Ovviamente ci sono messaggi "tecnici": il segnale stradale, il semaforo, l'insegna commerciale, il cartellone pubblicitario, l'avviso di vendita/affitto di un immobile,...
Ormai questi fanno parte dell'abitudinario, l'occhio non si sofferma quasi più (beh, il semaforo sarebbe meglio vederlo!!!).
Ci si fa sicuramente più caso quando si va in una zona nuova, quando si percorre una strada per la prima volta.
Esistono anche altre comunicazioni, che soprattutto veicolano informazioni temporanee e variabili: sono le locandine e i manifesti, pubblicitari o culturali che siano. E, perchè no, anche gli enormi papiri di laurea o le piccole epigrafi rientrano tra queste forme di comunicazione.
Per recepire il messaggio, per acquisire l'informazione bisogna fermarsi e leggere.
Ed è una scelta decisamente facoltativa.
Manifesti e simili rientrano nel campo visivo, però la maggior parte delle persone non si fermano certo a leggere: per loro sono visioni di contorno, macchie più o meno colorate sui muri.
E il messaggio non arriva.
Esiste anche una forma di comunicazione praticamente abusiva e illegale e assolutamente originale e spontanea: i “graffiti”.
Il termine non è etimologicamente corretto, ma avete senz’altro capito cosa intendo.
E non alludo solo alle opere dei writers (quelli con la bomboletta spray, tanto per intendersi).
Alcune sono decisamente visibili e spesso hanno anche velleità artistiche.
La forma di comunicazione che hanno scelto è di forte impatto, anche se non sempre è comprensibile.
Spesso il messaggio è volutamente ermetico, ma ci sono sicuramente aspetti che vanno dal sociale al psicologico (disagio, ribellione,...).
I graffiti che più mi attirano sono però le classiche "scritte sui muri" spesso a penna o pennarello.
Le pareti e le panchine di ogni città ne sono pieni: stazioni (bus o treni), giardini, sottopassaggi, sono decorati (o deturpati) da decine di scritte.
Anche in questo caso, pochissimi si fermano a leggere, e se lo fanno è sicuramente prevalente l'atteggiamento di condanna: "Non si deve rovinare così la città!".
Ma questi graffiti cosa dicono, cosa vogliono comunicare?
Tutto e niente.
Frequentissime le offese, quasi a pari con i messaggi (più o meno) "d'amore".
Quasi sempre sono scritte di adolescenti che vogliono lasciare il segno, rendersi visibili ed in qualche modo eterni.
Sono al tempo stesso banali e intensi.
Trovo molto, molto interessante il linguaggio usato (ma su questo scriverò un' altra volta).
Vivo a Castelfranco ed anche in qui vedo graffiti urbani spuntare un po' ovunque...anche sulle colonne dei nostri beneamati portici.
Mi guardo intorno, osservo, noto queste le diverse forme di comunicazione, dai messaggi istituzionali-tecnici ai graffiti.
Eppure da un paio d'anni a questa parte, mi sono imbattuto in una forma di comunicazione che non saprei proprio come interpretare sia per forma che per contenuti.
E proprio per questo mi incuriosisce.
Su qualsiasi superficie appaiono in continuazione...rotoli di carta!
Non sono rotoli veri, ma disegni adesivi, sagomati con estrema precisione, che rappresentano uno o più rotoli di carta.
Potrebbe sembrare carta igienica, ma forse è solo il classico scottex da cucina rigorosamente bianco.
Cestini, cabine telefoniche, muri, segnali stradali, pali della luce e quant'altro sono etichettati e bollati da queste immagini.
Questa strana forma di comunicazione sembra frutto di un lavoro metodico, quasi professionale, scientifico, comunque studiato e "calcolato".
Non sporca in maniera irreversibile, non deturpa vetrine o spazi evidenti: è quasi discreto, per quanto visibilissimo.
Un po' come la firma che riporta.
Eh, sì! Perchè nel comunicare non so cosa, il "nostro etichet-bomber" si firma nel classico punto degli artisti: l'angolo in basso a destra.
Il suo nome: Franko.
Che vorrà dirci: Che il mondo va a rotoli? Che la sua vita va rotoli?
O che il mondo è "cacca" e quindi serve tanta carta igienica? :-)
Non saprei…
Come si dice: ai posteri, anzi ai poster, l'ardua sentenza !

In memoria di Tommaso Perici - Pittore



di Tullio Perici

Non riesco a ricordare mio padre come tale, come figura: lo lasciai troppo presto, avevo solo 19 mesi, partendo da Porto Sudan (dove nacqui nel 1938) insieme a mia madre, con l’ultima nave che da lì tornava in Italia, a causa del tragico intervento dell’Italia nella seconda guerra mondiale.
La guerra dura sei mesi – si diceva – e mio padre rimase in Sudan, perchè partendo avrebbe perso il suo lavoro; allora era responsabile della filiale di Porto Sudan di una compagnia Italo/Sudanese di import/export; inoltre i miei fratelli erano già in Italia per gli studi alle scuole superiori ed i miei genitori decisero di separarsi fra loro piuttosto che lasciare gli altri due figli soli in Italia.
Fu internato in campo di prigionia civile degli inglesi; contrariamente alle previsioni la guerra durò molti anni e solo dopo l’armistizio dell’8 Settembre 1943 fu liberato; i tre anni di guerra avevano ovviamente travolto tutte le attività e quindi, per crearsi un reddito, andò ad insegnare disegno a Kartoum, presso la scuola dei padri Comboniani, preparandosi poi, alla fine della guerra, a farci ritornare in Sudan; mi aveva anche scritto due lettere, in risposta alle due che io, che avevo appena imparato a leggere e scrivere, gli avevo inviato.
Una piccola operazione nel Luglio del 1945 gli procurò una setticemia acuta a causa della trascuratezza degli infermieri e dei medici dell’ospedale Inglese dell’Asmara, in Eritrea.
Morì così mio padre, a 46 anni, lontano da tutti i suoi cari ed è sepolto nel cimitero della Asmara in una tomba divenuta di nostra proprietà negli anni ’50 grazie a mio fratello.
Della sua morte noi ne venimmo a conoscenza solamente due mesi dopo, in Settembre, tramite Croce Rossa; io ero alle elementari e mia madre non mi aveva neanche comprato i libri, pensando al ritorno in Africa.
Mio padre era uno dei cosidetti “ragazzi del 99”. Nato in quell’anno e vissuto, come tutti i suoi fratelli, in Alessandria d’Egitto, figlio di Italiani all’estero, aveva studiato matematica in un liceo francese; parlava e scriveva normalmente in italiano, francese, inglese ed arabo.
La sua grande passione per la pittura lo aveva portato, dopo la breve partecipazione alla prima guerra mondiale (fu anche ferito sul Montello) a studiare a Roma alla Scuola di Pittura Romana, e ad Anticoli Corrado alla Scuola di Nudo di Felice Carena fra il 1921 ed il 1924 e fu sicuramente contemporaneo dei più noti pittori Italiani del ‘900, quali – immagino - Pirandello, Capogrossi, Cavalli, che, come lui, frequentavano tale Scuola.
Il ritorno in Egitto, il suo matrimonio, i figli, la vita in Sudan e la sua morte prematura lo allontanarono materialmente dalla notorietà in campo artistico che avrebbe potuto avere in Italia.
Pur lavorando per mantenere la famiglia, coltivò sempre la passione per la pittura: qualsiasi mezzo era utile per esprimere l'interpretazione concreta di ciò che lo circondava, sanguigna, carboncino, pastelli, china diluita od acquarelli; numerosissimi sono i quadri ad olio su tela o legno realizzati; intorno agli anni ‘30 affrescò l'abside della chiesa cattolica dei padri Comboniani di Karthoum, come aiuto alla missione dei medesimi padri.
Ritrattista appassionato delle caratteristiche figure locali e dell'ambiente che lo circondava, i suoi quadri ed i suoi disegni sono ovviamente ambientati nel mondo Africano, da lui ben conosciuto ed amato profondamente; solo alcuni disegni, che risalgono al periodo giovanile degli studi in Italia, rappresentano caratteristiche del paesaggio di Anticoli Corrado.
Una sua partecipazione nell'Ottobre del 1931 alla 1a Mostra Internazionale d'Arte Coloniale realizzata in Roma al Palazzo delle Esposizioni, mostra promossa ed organizzata dall'Ente Autonomo Fiera di Tripoli, gli avvalse un Diploma di Merito, dal Comitato esecutivo della Mostra; in tale occasione una delle sue opere migliori (un quadro ad olio con una veduta del Nilo) fu acquistata da Arnaldo Mussolini.
Quasi tutti i suoi quadri ed i suoi disegni sono collocati presso collezioni private di parenti ed amici in Italia, Inghilterra, in Australia, in Libia, in Belgio; numerosissime sono state le opere realizzate, ma di una certa parte purtroppo non se ne conosce la destinazione, alcune sono stati vendute anche dopo la sua morte, in una mostra postuma, realizzata in Alessandria d'Egitto nel 1946, a cura del fratello, che lì risiedeva.
Un suo disegno ad acquerello del 1922 del paese di Anticoli Corrado (da me donato) è stato recentemente esposto presso il locale Museo di Arte Moderna ed il suo nome è stato inserito nel rinnovato catalogo di tale Museo come uno degli artisti che hanno studiato alla Scuola di Pittura Romana e ad Anticoli Corrado e ne hanno fatto grande il nome in tutto il mondo.

Per vedere alcune sue opere www.tommasoperici.com