20 giugno 2006

La redazione si è svegliata?




La redazione si è svegliata! per vari motivi non abbiamo potuto seguire il nostro abecevario, questa piccola iniziativa ha bisogno di tempo e di energia. Dobbiamo ammettere che non è semplice come potrebbe sembrare e che non faccendolo come passatempo necessita di attenzioni e motivazioni, concedeteci quindi qualche disguido o ritardo che motiviamo con “piuttosto che fare un numero tanto per fare non lo si fa!” In cambio della vostra benevolenza cercheremo di essere sempre spontanei e speriamo originali. Buona lettura

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Per scriverci: abecevario@gmail.com

In questo numero:
- Duri ma puri... di Paolo Posocco
- Siamo Uomini Veri di Marco Perici
- EMINENZE GRIGIE di Stefano Ferello
- Quel leggero senso di fastidio di Fiorenza Valentini

Buona lettura

Duri ma puri...




di Paolo Posocco

Qualche sabato fa mi sono trovato in una piazza Giorgione svutata dalle macchine e riempita di ragazzi, più precisamente di adolescenti. C’era un palco dove dei gruppi suonavano, cavandosela peraltro bene e cantando spesso pezzi scritti da loro (onore al merito di chi si espone con una creazione personale), nel mentre dei writer stavano grafitando dei pannelli, ho trovato esposizioni di fotografie e bancarelle etniche e tanto altro, era bello vederli e soprattutto notare che poco è cambiato da quando io avevo la loro età, le “tipologie” sono rimaste le stesse, ai tavolini dei bar i “falchetti fighetti” che con aria da disinvolti guardavano ironicamente quelli nella piazza e lumavano le ragazze, c’erano i “c’èsololamusica” che non si staccavano dal palco da bravi funs degli amici, c’erano i “ribelli indolenti” che con il look Cheguevariano accuratamente trasandato e l’aria tristolona vagavano ciondolando, c’erano anche i “cioè sai no” che non concludono un discorso nenche se li minacci di efferate torture! E c’era persino qualche “cantiamo gli inni al signore”, insomma una vera ONU de gioventù!

Una cosa era trasversale tra di loro, l’essere “duri ma puri” convinti ognuno del proprio pensiero di vita e della sua giustezza, come daltronde lo eravamo noi!

Passeggiando tra loro però ho anche percepito un sorta di vuoto, ma non era come si dice spesso la mancanza di valori dei giovani d’oggi ecc. di valori e idee ne hanno eccome, ma gli manca un confronto una controparte che catalizzi la loro voglia di cambiare il mondo, ed è quello ciò che sentivo mancare. Si quell’assenza siamo noi, quelli più vecchi con i quali dovrebbero confrontarsi ed anche scontrarsi se necessario, quasi una nemesi che però latita, un vuoto che stiamo imponendo per la nostra mancanza di idee lontane dal danaro e dall’avere ad ogni costo, si ci sono molti che non hanno queste priorità ma alla fine abbiamo conformato la nostra socetà secondo quei dettami e sto parlando a livello locale, la socetà è anche Castelfranco non è una entità astratta da colpevolizzare per allegerirsi la coscienza. Lo abbiamo detto molte volte in questo blogiornale è dai singoli che parte tutto, anche le nostre mancanze! E le nostre istituzioni, amministrazione ecc. sono scelte e formate da noi, ma ci manca il coraggio di pensare più in là delle convenienze.

Non vorrei che quelle bottiglie di birra che tristemente ho visto girare servissero per sostituirci...

Siamo Uomini Veri



di Marco Perici

Premetto che uso molto l’auto, per lavoro e anche per divertimento, anche se cerco di usare l’intelligenza prima del motore e di rispettare gli altri e l’ambiente nei limiti della mia umana stupidità.
Detto questo parliamo di SUV: per chi non lo sapesse ancora sono quella categoria di auto un po’ tutto fare (da cui l’acronimo Sport Utility Vehicle) che si presentano alte ed imponenti.
Spesso sono veri fuoristrada resi stradali da accessori e abbellimenti vari, altri progettati ad hoc ma che il fuori-strada probabilmente lo vedranno solo in caso di incidente (nel senso che non bastano la trazione integrale e delle grandi ruote per sbrigarsela in mezzo al fango o in pendenze del 100%).
La scelta di tali auto è, diciamocelo chiaramente, nella gran parte dei casi, dettata dall’immagine che esse proiettano verso gli altri permettendo ai proprietari di ostentare quello che possono permettersi. Ma se fosse solo questo il motivo non ne vedremmo poi molte in giro, e invece il loro numero sta aumentando, ma soprattutto aumentano nei posti sbagliati: al parcheggio dei supermercati, davanti alle scuole negli orari di entrata-uscita dei figli, davanti alle palestre (ma andarci in bici?) etc.
Io non condivido le campagne di denigrazione per presa di posizione, ma sono per il ragionamento e l’equità: ci sarà sicuramente qualcuno che ne ha bisogno (intendiamoci, nessuno ha bisogno di una Porsche Cayenne che tutto è meno di un fuoristrada), ma il rimanente 95% di chi sceglie tali auto dovrebbe pensare bene a cosa sta facendo.
E senza polemica vorrei ricordare quanto è sbagliato uno dei motivi principali per cui persone ragionevoli e dotate di buon intelletto scelgono tali auto: la sicurezza! Infatti non sono per niente più sicure di berline di pari costo e spesso nemmeno di quelle decisamente più economiche: sono meno stabili, meno agili, più pesanti in frenata e in curva (quindi più propense all’incidente), e in caso di incidente contro ostacoli fissi (muri, pali, alberi) molto più pericolose perché troppo rigide, mentre contro veicoli più piccoli sono dei veri arieti, unico caso forse in cui sono più sicure (a discapito degli altri però) sempre che dopo aver accartocciato la malcapitata utilitaria non si capovolgano in un fosso e quindi …
Avete un SUV, volete comprarlo? Bene, però comprate come tender anche una Smart e quando andate a fare la spesa usate quella e tenete il camion per le 3 volte l’anno che vi serve veramente (che so, per salvare un cavallo in una impervia strada sterrata di montagna).
Anzi compratevi una Panda 4x4, con quella arrivate sicuramente in tempo, a dispetto dei 300 CV in meno che ha rispetto al Cayenne …

EMINENZE GRIGIE



di Stefano Ferello

Lunedì mattina. Oggi niente lavoro. Sono a casa.
Si fa per dire: perché senza un motivo specifico, sono in strada con la mia biciclettina.già di buon mattino (Quando sono in ferie, le 8 sono per me sono quasi l’alba!).
Ancora assonnato, son fermo al semaforo e mi gusto la luce intensa di questa stagione.
Sento il suono forte delle campane di San Giacomo: è la cosiddetta “messa prima”, quella frequentata essenzialmente da signore non più giovani (anziane suona un po’ bruttino).
“Quasi quasi potrei andare a messa, visto che domenica ho saltato per andare a divertirmi.”
Abbagliato dal sole basso all’orizzonte, scorgo al passaggio pedonale un paio di signore affrettarsi col tipico passo di chi non è più agile.
Deciso! Vado a messa anch’io, supponendo che si tratti della solita celebrazione per poche intime aficionadas.
Per chi non la conoscesse, San Giacomo è la terza chiesa del centro di Castelfranco, e fino a qualche anno fa decisamente la più “sfigata”: tanto per capirsi, nessuno si sposerebbe a San Giacomo!
Un recente restauro le ha dato dignità, ma rimane sempre poco conosciuta. Poche messe, poca gente. Unica eccezione è la mitica messa festiva alle 11.40: molto indicata per chi ama attardarsi a letto la domenica mattina!!
Mi avvicino alla chiesa e subito capisco che c’è qualcosa di strano: non trovo parcheggio!!! All’esterno ci saranno almeno 60/70 biciclette, tutte rigorosamente nere e da donna!
Entro: la chiesa è piena!
“Ma come ? 8,.15 di lunedì mattina e c’è più gente della domenica ??”
Trovo un posto e subito capisco di essere circondato: solo donne, solo teste grigie.
Look standard: messa in piega taglio corto capello mosso (cioè bigodini!), camicetta sobria fantasia floreale, “golfetto” nero o marrone sulle spalle, gonna sotto il ginocchio, scarpetta classica nera con tacchetto d’ordinanza.
Un piccolo esercito. E le loro armi? Borsa “all season” nera!
In mezzo a questo festival della “tinta unita”, spiccano macchie di colore: in borsa, in mano o appoggiate sul banco…..spuntano rose di tutti i tipi e di tutti i colori!
Lo capirò solo a fine messa: oggi è Santa Rita e, non so per quale tradizione, vengono benedette le rose!
Ogni brava “sioretta” ha colto dal giardino i migliori esemplari e al momento della benedizione finale con un misto di orgoglio e devozione dirige verso l’altare i “preziosi” fiori.
Uno spettacolo che non mi aspettavo proprio.
“La messa è finita, andate in pace”
Le più svelte scattano verso l’esterno perché prese dai “mestieri”: fare la spesa, andare in posta, passare al cimitero…
Per le altre; scattano le ciacoe: in pochi secondi ci sono almeno 20 capannelli che “se la contano” e un bisbiglio sommesso ma costante si diffonde ovunque.
All’esterno, tutte le bici pian piano vengono riprese dalle loro proprietarie che con borse e rose si aggingono a salire in sella.
Quali problemi di parcheggio? Quali difficoltà di traffico in centro?
In sella e pedalare…magari barcollando un po’.
Tutto questo può fare sorridere.
Eppure quello delle teste grigie è un popolo sommerso, una città parallela e invisibile.
E se avessero ragione loro?
Una volta si diceva che la saggezza arriva con la vecchiaia….Ops, pardon: quando non si è più giovani!

Quel leggero senso di fastidio



di Fiorenza Valentini

Nel rapporto con gli altri che sia fondato soprattutto su un legame affettivo, e che spesso comprende anche situazioni di convivenza, si viene a creare col tempo una conoscenza-tolleranza sia delle abitudini giornaliere, sia delle caratteristiche di ogni singola personalità.
Accade così che sappiamo già in anticipo che l’altra persona dimenticherà sicuramente i resti della colazione vicinissimi al bordo del tavolo. E se non provvederemo subito dopo a chiudere e riporre la scatola dei biscotti, tipo valletto medievale, il nostro cane che vive prevalentemente in casa salirà sulla comoda sedia e mangerà avidamente quanti più (proibitissimi) biscotti gli sarà possibile, prima che uno di noi riappaia nella stanza.
Sappiamo che quando l’altro (o l’altra) andrà a farsi la doccia terrà occupato l’unico bagno di casa per almeno quaranta minuti, e ci organizziamo per fare le nostre cose prima, sperando non ci assalga uno sgradevole attacco di virulenza intestinale. Prevediamo pure come si presenterà il fantomatico bagno ‘dopo’: asciugamani bagnati per terra, temperatura caldo-umida tipo sauna ad almeno 42°C, il tutto condito da un dolcissimo profumo di incenso indiano (che aiuta a rilassarsi). Naturalmente (si fa per dire) il pavimento non è stato asciugato bene, e perseverano piccole micidiali pozzanghere che, a causa dell’ambiente umido, con buona speranza si potrebbero asciugare entro un paio d’ore, se non provvederemo personalmente a passare uno straccio.
Non è nemmeno insolito che ci succeda di aprire un armadietto in cucina e, non ricordando il pericolo nascosto dietro questo gesto (cioè dietro l’antina), ci ritroviamo colpiti in testa da confezioni di grissini o di craker che erano stati collocati (non appositamente e non da noi) in pericoloso bilico, se ci andrà bene, oppure da pentolini in acciaio o simili, se quel giorno il nostro oroscopo prevedeva ‘piccoli incidenti domestici’.
Potrebbe accadere che non ci venga più da sorridere, anzi, sorga dentro un leggero senso di fastidio, anche per il modo di muoversi, o di vestire, o di rispondere al telefono dell’altra persona, come se ci si accorgesse solo allora che quelle innocue consuetudini sono diventate fonte di seccatura. Ammettendo che, probabilmente, anche da parte nostra esistono comportamenti che possono provocare insofferenza.
Questo potrebbe significare che si sta incrinando qualcosa nel rapporto, o che sta diminuendo la componente affettiva, quella che ci consente di comprendere le piccole cose di tutti i giorni. Quel leggero senso di fastidio potrebbe essere un valido segnale di attenzione, nel senso che continuando a riporre i ‘sassolini’ che configurano le cose non dette, col passare del tempo si potrebbe formare quella invalicabile montagna che è l’incomprensione.