15 novembre 2006

Sondaggio?




Direi più una richiesta, vorremo in ogni numero scrivere cose originali e con argomenti sempre “vari”. Ci piacerebbe anche capire cosa muoviamo nei nostri lettori, alla fine dei vari articoli c’è la riga in colore blu, basta cliccare su comments e potete dire la vostra sulla finestra che si apre, si può anche rimanere anonimi premendo il pallino “anonimo” e poi dopo aver scritto cliccare “Accedi e pubblica” ed è fatta. Va bene ogni commento o critica, tralasciate il silenzio assenso e scrivete anche per dire, concordo. Ci sono certo dei silenzi eloquenti, ma più spesso un silenzio non dice niente...

Insomma un piccolo sondaggio, siate partecipativi, non vogliamo vendervi pentole lo giuro!

In questo numero:
- Ignoranti! di Paolo Posocco
- Risorse Finite di Marco Perici
- TV1KDBXS di Stefano Ferello
- Identità perduta di Valeria Siviero
- Quelli che non hanno una casa di Fiorenza Valentini



Buona lettura

Per raggiungerci: www.abecevario.it
Per scriverci: abecevario@gmail.com

Ignoranti!



di Paolo Posocco

Si, proprio ignoranti, che ignorano, che non prestano attenzione, come definire altrimenti una amministrazione che non ascolta la protesta firmata di 1051 persone e di tanti altri “non firmatari”, che non considera ciò che è stato detto e proposto da docenti e studenti di materie tecniche inerenti al tema in questione. Sto scrivendo riguardo alla Fram, in merito alla speculazione da palazzinari anni 60 che coercitivamente si eseguirà sul nostro territorio. Scrivo dell’arroganza (tipica degli ignoranti) di coloro che ai quali è affidata una cosa “comune” e si comportano come se non ne avessero recepito la responsabilità, ignorando quindi anche i principi base della politica. Il problema si aggrava poi di un loro atteggiamento amorale verso queste responsabilità, perchè se percepissero dell'immoralità nel loro comportamento avrebbero magari qualche rimorso di coscenza e una ricerca di “perdono o condono...” sulla quale fare leva socialmente, invece l’assenza di moralità porta al nulla, crea un vuoto di coscenza! Non si può neppure sperare in un dubbio.

Ignoranti!!! ancora e forse di più lo siamo stati NOI, perchè NOI abbiamo affidato il potere a queste persone. Siamo una comunità e dobbiamo cominciare a pensare che ciò che accade sia causa che effetto riguarda tutti ed è sbagliato e comodo demandare colpe ad altri. Noi li abbiamo messi in lì perchè abbiamo ignorato con chi si aveveva a che fare... Il tutto però a guardar bene avrebbe una sua logica, se devono rappresentarci saranno una nostra proiezione e se noi siamo ignoranti lo saranno anch’essi...

I personaggi che traggono convenienza da un’edilizia da guitti di quartiere saranno ben “contenti”, ma ricordiamoci che sono una minoranza, cavoli! C’è un numeroso gruppo di “scontenti” che si batte per cercare di fermare un intervento implicante questioni estetiche ma soprattutto etiche per tutta la nostra comunità.

Il problema più grosso da affrontare per poter fare qualcosa è il disinteresse di molte persone verso le questioni della propria cittadina, ignorando ciò che ci accade intorno come se la città fosse di altri.

L’ignoranza è comunque una malattia dalla quale si può guarire, ha una medicina: l’informazione che non va nemmeno somministrata perché c’è già, basta solo debellare la sua principale nemica: la pigrizia, certamente non è facile ma solitamente fatti i primi passi subentra la curiosità che è un buon volano. Quando si hanno le informazioni i giudizzi ed i comportamenti diventano più consapevoli e automaticamente più responsabili, perchè si riesce a vedere il bene comune che nasce dalla convenienza delle cose giuste, che costano qualcosa a tutti e metricubi ad altri... (ma solo quelli in eccesso, quelli appunto convenienti ma non giusti).

Poi se si continua ad essere ignoranti allora il problema è “che proprio non se ghe riva”

Risorse Finite



di Marco Perici

Nel senso che sono una quantità finita, ma anche che sono finite o quasi. Mi riferisco alle risorse del nostro grande globo terraqueo.
Recentemente un allarme del WWF avverte che se continuiamo così, nel 2050 ci vorranno due pianeti per garantire tutte le materie prime e naturali a farci vivere ai livelli di benessere cui siamo abituati.
Ovviamente molti si sono scatenati per smentire questo ipotetico futuro poco roseo, ricordando ad esempio l'episodio di quando nel 1980 lo studioso Julian Simon “sfidò a duello” un guro dell'ecologia , Paul Ehrlich, scommettendo che nei dieci anni successivi ben 5 materie prime fondamentali (stagno, rame, nickel, tungsteno e cromo) avrebbero avuto uncalo di prezzo, sintomo di abbondanza e non di carenza.
Inutile dire che vinse Simon visto che dopo dieci anni lo stagno costava il 72% in meno, il rame il 18,5% in meno, il nickel il 3,5%, il tungsteno il 57% e il cromo il 40%.
E comunque tutti gli economisti, in erba o meno, sono pronti a scommettere che sarà proprio la struttura economica della nostra società ad indurre a migliori sfruttamenti delle risorse e a trovarne di nuove.
Ma quello che non viene percepito dai più è che non si può comprare tutto con i soldi: memorabile (almeno per me che sono cresciuto a pane e Topolino) una storiella dove Paperone, Paperino, Qui, Quo e Qua naufragano in un'isola dove mettono in atto una sfida tra l'immancabile “Manuale delle Giovani Marmotte” e il manuale scritto da Paperone su come arricchirsi. Nelle prime ore di permanenza i nipotini si adoperano per trovare da mangiare, filtrare l'acqua da bere, procurarsi un riparo per la notte, mentre Paperone con l'aiuto di Paperino e del manuale trovano Oro, Diamanti, petrolio ... Paperino, arbitro della sfida, dichiara frettolosamente vincitore lo zio ricco ma le tre giovani marmotte chiedono di aspettare il giorno successivo.
Inutile dire che i rigori della notte, la mancanza di cibo e di acqua non verranno compensati dai tesori trovati e che la vittoria verrà assegnata a Qui Quo e Qua!
Non si può risolvere tutto con gli interessi economici, anche se ovviamente non bisogna ignorarne l'esistenza: le risorse non sono infinite, non bisogna pensare che “tanto appena servirà si troveranno nuovi giacimenti di petrolio”. Bisogno affrancarsi da risorse non rinnovabili, cominciando subito consumandone meno e abituandoci fin da subito che anche quando avremo quantità enormi di energia pulita (sole, acqua, fusione nucleare e quant'altro) non bisognerà sprecarle. E ridurre sprechi, inquinamento, immondizia ...
Il mio piccolo contributo l'ho dato recentemente: ho speso qualche euro e ho preso due lampadine da 20W che fanno luce per 100 ed ora in camera mia consumo 160W in meno ogni volta che accendo la luce.

TV1KDBXS



di Stefano Ferello

Ehi, ragazzi! Ma che serio ‘sto numero di Abecevario!
Qui bisogna fare qualcosa per alleggerire i toni.
Ecco, ho trovato! Invertire i ruoli e applicare (quasi) la legge del contrappasso a questo pulpito virtuale! Così io, proprio io, in mezzo a tante pesanti riflessioni sulla vita e sul mondo, guardo all’altro lato della medaglia.
Pur restando semi-serio, eccovi un altro pezzo su piccolezze e banalità.
Magari vi strappo un sorriso…a denti stretti, naturalmente! :-)

Cominciamo dal titolo: penserete che ho pigiato a caso le lettere sulla tastiera!
E che ne sia uscita una parola assolutamente non sense….tanto per far ridere.
Invece no: se siete ragazzini o giù di lì, avete già capito tutto!
Se invece siete un po’ meno giovani, avrete la soluzione….alla fine.
Vi ricordate l’immagine classica e stereotipata degli innamorati che incidono sul “loro” albero un cuore trafitto da freccia e con le iniziali dei due “piccioncini”?
Oppure le frasi del tipo: “Anna ti amo! “ scritta a caratteri cubitali e sul muro davanti casa della ragazza tanto desiderata?
Bene… dimenticatevi tutto ciò !
No, non nel senso che non esistono più gli innamorati!
Dimenticatevi quel linguaggio, quel modo di esprimersi chiaro e diretto ma irrimediabilmente vecchio e superato.
Se siete fortunati, ma proprio proprio fortunati, l’unica frase in italiano sensato che potete leggere su una panchina o su un muro è “Io e te, tre metri sopra il cielo”.
E capirete il suo vero significato solo se avete visto l’omonimo film o letto il libro cult per i teenager di inizio millennio.
Il protagonista maschile scrive queste parole su un cavalcavia che sovrasta la strada percorsa dall’amata. Effettivamente è in alto, quasi in cielo.
Questa frase ha sostituito a tal punto il significato del classico “Ti amo” da non avere più importanza dove sia scritta.
Quando ho visto in un tunnel sotterraneo: “Matteo e Erica, 3 metri sopra il cielo” sono rimasto un po’ perplesso…
Sono letteralmente esploso dalle risate quando il burlone di turno ha aggiunto la frase: “Peccato che qui siamo 5 metri sotto terra!!!”

Paradossi divertenti a parte, nell’epoca dei media e del virtuale, il linguaggio e i ruoli si sono molto modifcati e sono diventati al tempo stesso più sfrontati e più criptici.
Spessissimo il carattere e le dimensioni delle scritte “amorose” sono piuttosto piccoli e decisamente si capisce che la mano è femminile.
Sembra quasi che siano le ragazze, e non i maschi, più desiderose di dichiarare i loro sentimenti.
Forse non sono sentimenti, ma emozioni o addirittura solo un “interesse”…
Comunque non facciamoci ingannare: il linguaggio, anche se impoverito, occupa uno spazio diverso rispetto ai sentimenti.
Questa nuova grammatica si affianca ai canonici metodi di comunicazione, ma non si corre alcun rischio.
Anzi, può ispirare slanci altrimenti impediti e soffocati dalla timidezza e dagli imbarazzi.

Infatti sembra che i ruoli si siano invertiti e che le ragazzine ora siano sfrontate e disinibite, addirittura “cacciatrici”…..anche se si nascondono ancora un po’.
Un esempio? MARKOTAT.
Sembra una parola insensata. Invece è densa di significati: qui il sentimento è dichiarato e nascosto al tempo stesso (tipico femminile?: -))
Questa ragazza ama Marco, ma mitiga e cela il messaggio storpiando il nome con K invece di C, usando l’acronimo TAT per Ti Amo Tanto, scrivendo tutto di seguito per aumentarne l’incompresibilità.
Nei “love graffiti” i veri protagonisti sono gli acronimi.
Nati per risparmiare caratteri negli sms, queste sigle sono entrate di diritto nel “linguaggio scritto”.
Ognuno di noi li ha incontrati, almeno nelle loro forme più note.
Chi non sa che TVB sta per Ti Voglio Bene?
Ormai é talmente noto che è entrato anche nel mondo della pubblicità attraverso la recente campagnia spot della Volkswagen.
L’acronimo é stato sdoganato: dalla sfera privata del sms sul cellulare degli adolescenti è passato al mondo pubblico dei media e degli adulti.
Certamente per i “non iniziati”, molti altri acronimi rimangono ancora indecifrabili e “ostrogoti”, anche perché alimentati e creati in continuazione dalla fervida mente degli adolescenti.
Appaiono sempre più spesso acronimi ormai lunghissimi, sostituti di vere e proprie frasi di senso compiuto.

MMT: mi manchi tanto
TADM: ti amo da morire
LSCTADM: lo sai che ti amo da morire
TVTB: ti voglio bene
TVUMDB: ti voglio un mondo di bene

A questo punto, il titolo dell’articolo non è più un mistero per voi:

TV1KDBXS: Ti Voglio Un Kasino Di Bene Per Sempre.

Facile, no ???

Identità perduta



di Valeria Siviero

Spesso capita di voler vestire i panni altrui.
Stanchi di una vita noiosa o che ci sta un po’ stretta, decidiamo di cambiare aria, e magari anche le nostre sembianze.
Consapevole che con questa affermazione potrei cadere nel banale o nel “pesante”, tuttavia voglio correre il rischio; sempre chè “banale” si possa considerare un argomento quale la necessità di perdere noi stessi solo per piacere agli altri o per ottenere un lavoro.
E sarei pesante se mi dilungassi su ciò che comporta un troppo radicale cambiamento, fisico e mentale... e non necessariamente in quest’ordine.
Solo chi ha vissuto sulla propria pelle una situazione simile può accorgersi della linea sottile che separa la banalità di un argomento che sembra concentrarsi tutto sull’apparenza da un problema serio e che, purtroppo, riguarda molte persone.
Recentemente (ebbene sì, è tornato il cinema) ho visto “Il diavolo veste Prada”, e mi ha fatto sorridere. Naturale, che faccia sorridere, dato che è una brillante commedia sul mondo dalla moda, ma ci sono dei particolari che, agli occhi di chi ha vissuto un certo tipo di esperienza, fanno riflettere e possono apparire addirittura un po’ tristi.
“Il diavolo veste Prada” è la storia, peraltro verosimile, di una giovane laureata, che si trova catapultata in un ambiente che non le appartiene. Deve cambiare il suo stile di vita (e il suo guardaroba) per ottenere un ambitissimo posto presso la redazione di una famosissima rivista di moda.
Ma quell’ambiente fatto di griffe, lustrini, piegaciglia e, inutile negarlo, congrui stipendi, costringe l’aspirante giornalista a perdere la sua vera identità di ragazza semplice e la allontana dai suoi affetti.
Io credo che a lei infondo piacesse tutto ciò, una volta assimilato il meccanismo e i ritmi che tale lavoro le imponevano, anche se in quello che era costretta a fare c’era ben poco che riguardasse il giornalismo, sua massima aspirazione.
Ma alla fine si rende conto che il prezzo da pagare è molto alto e deve decidere se tornare sui suoi passi e, da elegante e raffinata “schiavetta” di una direttrice dispotica e snob, tornare ad essere padrona di se stessa.
Una bella storia, anche un po’ stile Cenerentola se vogliamo, ma la mia attenzione è caduta in modo particolare su un altro personaggio. La segretaria a cui la protagonista si sostituisce, e che aveva tra l’altro aiutato la nuova assunta in tutto, ne esce sminuita ed è a lei che va la mia simpatia. Emily, così si chiama l’eroica assistente della dispotica direttrice Miranda, tiene veramente al suo lavoro, più di chiunque altro, ed è disposta a tutto per conservare il suo ruolo, ma la sua costanza non viene premiata e viene surclassata dalla nuova arrivata.
Che strana sensazione mi hanno suscitato alcune battute, chiamiamole così, di Emily, tipo: “Ho trovato una dieta infallibile...non mangio!”. E funziona! Vi assicuro che funziona... Così, al party più “in” dell’anno possiamo sfoggiare un bell’abito taglia 38-40 di Valentino e poi... dritte all’ospedale per una flebo.
Quello che volevo dire è che è giusto modificare all’occorrenza la nostra vita, magari cercando di migliorare alcuni lati di noi stessi, anche estetici o per adattarci ad una nuova situazione che lo richiede, ma questo non deve annullare la nostra vera personalità. Scontatissima affermazione lo so, ma vi assicuro che il rischio è sempre in agguato e, tanto, prima o poi torna sempre a galla il nostro vero “io”, di cui siamo gli unici e indiscussi padroni.

Quelli che non hanno una casa



di Fiorenza Valentini

Con il ritorno dell’inverno e del grande freddo, si ripresenta un problema che passa spesso inosservato: quello delle persone che non hanno una casa.
Non sono solo i classici ‘barboni’, vi sono anche uomini e donne più o meno giovani che si ritrovano in questa triste situazione per motivi diversi. Alcuni hanno scelto liberamente di abbandonare una vita apparente ‘normale’ perché ne avevano avuto abbastanza. Abbastanza di regole di vita alle quali non riuscivano ad adattarsi, di non riuscire a trovare o mantenere un lavoro, a integrarsi in un genere di società (o alla stessa loro famiglia) che gli rendevano l’esistenza quasi impossibile.
Del resto chissà a quanti di noi è capitato almeno una volta di voler mollare tutto e andarsene chissà dove a causa dei profondi disagi provocati da situazioni divenute insopportabili. Poi, per mancanza di coraggio o di sufficiente incoscienza, si cerca di rendere sopportabili certe condizioni, quando non si riesce proprio a eliminarle, e si va avanti così.
Altre persone sono state cacciate di casa perché difficili da gestire, o sopportare, o perché troppo diverse; altre ancora a causa di una certa loro tendenza alla microcriminalità – seguita da più o meno brevi soggiorni in carcere – ma soprattutto perché destavano in famiglia un senso di vergogna.
Oppure potrebbero essere rimaste sole e senza alloggio a causa di controverse destinazioni ereditarie o di enormi debiti con il fisco, che non sempre si creano per evasione fiscale. Ma le cause che hanno portato alcune persone a restare senza casa sono molteplici.
Il cittadino cosiddetto ‘normale’, che spesso si autoconcede il diritto di giudicare gli altri come se fosse depositario delle regole-di-vita, se la cava con un “Se la sono andata a cercare loro, questa esistenza da vagabondi!”.
Fortunatamente numerosi Comuni si sono dotati di mense (dove un pasto costa intorno ai 50 cent) e ricoveri notturni gratuiti per alleviare in qualche modo i disagi provocati particolarmente dal freddo.
Se poi qualche cittadino ‘normale’ volesse provvedere a portare presso queste strutture vestiario, scarpe e coperte usati, sarebbe un gesto di solidarietà sociale assai utile, oltretutto con la garanzia di aiutare di persona chi non possiede quasi nulla.
In ogni caso non bisognerebbe aspettare il periodo delle Feste per dare aiuto a chi ne ha bisogno. “A Natale tutti più buoni” non ha alcun valore per chi ha trascorso il resto dell’anno nascosto dietro l’indifferenza generata dall’egoismo, egoismo che spesso sovrasta quelle doti di umanità e solidarietà che illuminano l’essere umano.