di Stefano FerelloCerte cose non si possono tacere, anche quando non hai voce.
E dirle in romanesco è una scelta quasi obbligata ...visto il nome della via!
Però, poi, si resta senza parole.
E non è la bellezza a lasciarti senza fiato.
È la crudeltà. È ciò che hai visto. E non ci credi. Non riesci a capire come possa essere vero.
Certamente qualcuno potrà cercare di spiegare.
Sicuramente si devono considerare tutte le variabili e le possibilità.
Non esiste un solo punto di vista.
Chi ha permesso una cosa del genere, evidentemente in quel momento era convinto di fare una cosa giusta, bella, opportuna.
O forse ha pensato fosse l’unica soluzione possibile.
Non saprei.
So solo che c’è sempre un perché le cose avvengono.
Non sempre fa piacere ammetterlo.
Spesso si preferisce dire che dipende dal caso.
Oppure che è questione di “necessità” e di “bisogni”.
In ogni caso ... non può essere un caso.
Anzi, dirò di più.
Proprio perché non può essere un caso, non si può e non si deve tacere.
Poi, dopo aver parlato, puoi solo sperare di essere stato ascoltato.
Non puoi fare più niente.
Se chi ha il coltello dalla parte del manico non ti ascolta... non ti resta che tacere. E soffrire. E assistere al trionfo dell’osceno, del cattivo gusto, della cattiveria, del male...
Sì, perché sotto sotto c’è l’eterna lotta tra bene e male.
Speri solo che commette tali nefandezze abbia una coscienza.
Ma è solo una speranza...destinata a morire.
Purtroppo chi ha il coltello in mano, preferisce farne un uso individuale ed egoistico.
Non capisce che tutto ciò si riverserà contro di sè.
Non subito. Non ora.
È convinto di aver trovato una soluzione valida, di guardar avanti.
E non ci pensa nemmeno a tornare sulle proprie decisioni.
C’è una differenza fondamentale tra “agire” e “fare”.
C’è una differenza fondamentale tra “persona” e “individuo”.
Se sei una persona agisci e ti può permettere di ripensarci.
Se sei un individuo fai e non ti permetti di ripensarci.
E non permetti a nessuno di farti riflettere su ciò che fai anche se è un pasticciaccio.
Ci vorrebbe umiltà.
Ma preferisci guardare avanti per non guardare te stesso.
“Chi non ha occhi che per se stesso prima o poi rimpiangerà di non aver visto più lontano.”
Ma di cosa sta parlando Stefano?
Non si capisce niente...
Infatti è un discorso in generale sull’orgoglio e il buon senso.
Il fatto particolare, lo trovate in Via Romanina, all’incrocio con Via Veronese. Per capirsi, è appena dietro la piazza.
Non potete non vederlo.
Poi rileggete... e ditemi se non si tratta di un “monumento” all’orgoglio smisurato e all’incapacità di vedere.
È un monumento al “fare” ed è la tomba dell’“agire”.
Eppure si vede... tutti lo vedono tranne chi ha il coltello per il manico.
Ora ho parlato. Non cambia nulla.
Non sto meglio. Anzi, sto molto peggio di prima.
Perché chi ha fatto il pasticciaccio non vi porrà rimedio.
Non c’è speranza che se ne renda conto.
Perché se avesse occhi, avrebbe già visto.
Chi ha cessato di far battere il suo cuore, non può accorgersi del cuore altrui.
Chi ha già ucciso se stesso, non ha remore ad uccidere chiunque si ponga sulla sua strada.
La vita è una questione d’amore ... non d’amor proprio.
Concludo dicendo che può essere che mi sbagli.
Forse sono io a non vedere che quello in Via Romanina non è un pasticciaccio.
Chi sono io per permettermi di giudicare cosa è brutto e cosa è bello?
Cosa è giusto e cosa e sbagliato? cosa è bianco e cosa è nero? cosa è amore e cosa è paura? cosa è bene e cosa è male?
Ma sì, forse avete ragione. Forse sono io che non so vedere il bello, l’evoluzione, il futuro.
Magari ho solo bisogno di qualcuno che mi aiuti a capire che sono io a sbagliare, a non avere cuore...
Ma sì... Magari io lo vedo come un pasticciaccio, ma è solo perché non so guardare avanti.
E poi diciamolo... in fondo che importa se c’è o non è un pasticciaccio in Via Romanina?
Quel che è stato è stato.
In effetti... c’è tanto da “fare”, non ci si può fermare a pensare su ogni cosa.
Ci si può dedicare un paio di minuti, non di più.
Non c’è tempo. E si va avanti.
In fondo, se c’è qualcosa in Via Romanina ... basta prendere un’altra strada.
Occhio non vede, cuore non duole...
Il percorso dell’individualismo, dell’insensibilità, dell’orgoglio, del “fare” trova sempre un’altra strada.
Ora sta a voi decidere se fare un giro e vedere di cosa sto parlando o se preferite starvene alla larga.
Anch’io potevo starmene alla larga e lasciare il cartello “lavori in corso” invece di scrivere.
Anch’io posso tirare dritto, non fermarmi.
Anch’io posso usare il coltello per uccidere e non per curare.
Anch’io posso stare zitto.
Ma ogni tanto bisogna decidere se essere persone o individui.
C’è sempre un bivio che prima o poi arriva.
Forse non sei ancora pronto, non è ancora il momento, ma non puoi sempre spostare le cose in avanti con la scusa di guardare avanti.
Prima o poi ci si trova davanti a “Via Romanina”.
E c’è una decisione da prendere.
La percorro o la evito?
Agisco o faccio?
È evidente che “quer pasticciaccio brutto” è opera di individui, non di persone.
Individui che hanno “fatto” perché erano e sono convinti di non aver tempo.
E invece il tempo per agire c’è sempre.
Ogni giorno puoi svegliarti e capire che “Oggi smetto di fare. È tempo di agire” .
Ogni giorno puoi agire e porre rimedio a ciò che hai fatto o stai facendo.
“Pensa da uomo di azione, agisci da uomo di pensiero”.
Insomma, ci vuole un po’ di testa e di coscienza e di umiltà.
Un individuo non “agisce”.
Una persona agisce, ma se è SOLA, fa molta fatica.
Io non posso fare nulla. Io non posso fare PIÙ nulla.
Ho parlato, anche se non ho più voce.
Solo insieme si può fare qualcosa.
Anzi, scusate: solo insieme si può AGIRE.
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