15 giugno 2007

5000







Ci siamo permessi di giocare con un capolavoro della cinematografia mondiale, “Quarto potere” di Orson Wellws (titolo originale “Citizen Kane”) con la bellissima immagine sequenza nella quale i tre fondatori dell’Inquirer si fanno immortalare con la loro prima tiratura record, con il capo cosparso di cenere vogliamo così festeggiare i nostri 5000 contatti! Per la nostra realtà è già un bel risultato e tutti e tre siamo sorridenti dietro la virtuale vetrina di abecevario con un bel 5000 scritto sopra! Il prossimo passo a questo punto sarà di portare a noi la redazione del “Chronicle”...
nell’attesa vi offriamo:

In questo numero:

- H.J.F - Io c’ero di Paolo Posocco
- Il mondo è dei furbi di Marco Perici
- Menu culturale di Stefano Ferello
- Come devastare i titoli di alcuni film di Fiore di Cactus
- F.R.A.M. Castellana (un saluto alla fabbrica ed a frammenti) di Camillo Posocco


Buona lettura

Per raggiungerci: www.abecevario.it
Per scriverci: abecevario@gmail.com

H.J.F - Io c’ero



di Paolo Posocco
(foto erebi)

Mestre, venerdì 15 giugno, Heineken Jammin Festival, ore 17 sul parco San Giuliano si è abbattuto un violento fortunale: una tromba d’aria? Un Down-blister, so solo che in due minuti quella che era una oscura nube, presagio di tanta pioggia è diventata una bolgia d’acqua, ghiaccio e sopratutto vento!

Eravamo vicino alle transenne che delimitano la zona sotto il gigantesco palco, i primi 50 metri dove vanno quelli che salteranno e balleranno come dei forsennati, al di qua si ascolta e canta con meno energia ma identica voglia di divertirsi.

Un paio di canzoni delle “Mani” poi dovrebbero partire i “New Chimcal Romance” primo gruppo di un certo peso in attesa dei grandi nomi fino ai più desiderati “Pearl Jam”. Dalla parte superiore del mega palco si srotola il telone con il nome del gruppo e qualche goccia si fa sentire, “ci siamo piove!” è il commento generale, ma il tono è scherzoso, il concerto sta prendendo la dimensione di “bagnato” che darà un tocco di avventura alla giornata, le gocce rapidamente si infittiscono ma la si prende ancora sul ridere, le gocce però si fanno pesanti e dense “ca..o sta per grandinare...” il tono della gente è un po' preoccupato e in una diecina di secondi tutto comincia, il vento da brezza diventa forte e teso, ci si muove per cercare un riparo, altri dieci secondi ed il vento è fortissimo e la grandine cade copiosa, io e tutta la gente vicino a me corriamo verso i gazebo alla sinistra del palco, ci si mette tutti vicini dando le spalle alla bufera per proteggersi, chi ha solo una maglietta viene lasciato infilarsi fin dentro, provo a guardare cosa succede ma la grandine ed il vento non mi fanno aprire gli occhi, il vento aumenta ancora e la grandine colpendo fa male, sembra che ce la sparino addosso, non cade, viaggia letteralmente parallela al terreno ed insiste, il vento ha ancora delle brevi folate ancora più intense e forti, poi in pochi istanti scema fino a tornare una brezza e la grandine ridiventa pioggia per poi cessare. Finalmente ci si può muovere e girare per vedere cosa è successo, vediamo delle strutture aggrovigliate... sono le torri con i mega schermi e gli stendardi del festival, i grovigli sono più dei due vicini a noi, con un ragazzo li contiamo... 6 no, no, guarda anche la in fondo, sono 8! Praticamente tutte le torri eccetto quelle vicine al palco che avevano solo le grandi casse. Non sembra che ci siano feriti ci si guarda attorno un po' attoniti e si cerca di capire, dopo un paio di minuti si sente una sirena e si intuisce che sotto le torri c’è rimasto qualcuno che pensava di ripararsi ed invece... La gente è tranquilla, in apprensione per chi è sotto le torri, ma non sa il da farsi, appaiono quelli dello staff che allontanano le persone dalle strutture ancora in piedi, si aggiungono la polizia ed i carabinieri, ci dicono di andare verso la collina davanti a noi, ci spostiamo e dopo pochi minuti con il passaparola che parte dagli addetti alla sicurezza si viene a sapere che il concerto è annullato e che si deve uscire. Camminiamo lentamente per defluire, essendo in 30,000 la fretta non sarebbe buona cosa e tutti lo sanno. Alle mie spalle mi sento dire “gentilmente, per cortesia verso le uscite” è un carabiniere, gli rispondo “hai visto che casino di gente all’uscita?” mi risponde “si, ma tranquillo non ci sono problemi”. Lentamente siamo usciti, i cellulari quando riuscivano a prendere segnale servivano per ritrovare amici persi nella “bufera”, per tranquillizzare i genitori e per cercare di sapere cosa sarebbe successo, due le notizie “cercate”, una riguardava le possibilità di continuazione dell’avvenimento l’altra su quanti ragazzi erano stati feriti, la cifra era di 8 in quel momento, 2 gravi ma non a rischio della vita, il pensiero generale è: poverini ma per fortuna è andata così. Il deflusso non è stato semplice, come sempre quando si spostano migliaia di persone, ma lo si sa e si porta pazienza. Devo dire che l’ordine e la civiltà mostrata da tutti è stata esemplare.

Tornando a casa c’è chi mi racconta che in stazione a Mestre (a tre chilometri circa) è solo piovuto, che a Jesolo la gente era a passeggiare in spiaggia. Insomma il fortunale ha colpito in pieno il parco, si può parlare di sfiga!

La sera stessa ed i giorni successivi ricevo una bella lezione di giornalismo, su Rai tre un giornalista fa un bel servizio, preciso nella descrizione e nelle notizie, ha già le dichiarazioni di Caciari che informa che il concerto è annullato, di come stanno i feriti e che si farà un’inchiesta. Il giorno dopo però vedo anche un titolo sulla Nuova “si abbattono otto torri sulla folla...” che invece non c’era, essendo tutti a ripararsi, bel giornalismo... da un altra parte si scrive di terrore! Oddio attimi di paura si, ma di terrore nemmeno l’ombra e noi eravamo in centinaia a pochi metri da una torre! Poi ho letto una ridda di dichiarazioni amene, persino di metereologi che analizzando le foto dal satellite dicono che non è stato un evento così importante ed era prevedibile... Sono amareggiato perchè quando vedi come vengono trattati dei fatti dei quali sei a conoscenza o protagonista ti rendi conto di quante cretinate vengono dette e scritte dai giornalisti ed “esperti”!

Allora da chi può dire “io c’ero” dico la mia:

Il vento era forte, il più forte che nei miei 42 anni mi ricordi, le torri che hanno ceduto erano quelle con i mega schermi o i teloni con la pubblicità del HJF che hanno fatto da “vela” subendo una spinta incredibile dal vento, le stesse strutture erano presenti ad altri Festival che hanno beccato temporali ed acquazzoni reggendo, non li hanno ancorati a terra con dei tiranti perchè la gente ci sarebbe sicuramente andata a sbattere (io per primo) e con il vento che tirava dubito avessero potuto comunque fare qualcosa. L’evento atmosferico che dicono facilmente prevedibile, fa ridere, certo sapere che si formerà e dove 15 minuti prima è possibile ma non serve ad una beata mazza quando hai 30000 persona da avvisare e spostare! Insomma un evento veramente imprevedibile al quale era difficile potersi preparare. Quello che si può fare è riconsiderare come impostare le torri con i mega schermi e teloni in modo che rispondano diversamente a raffiche di vento forti. Che non ci sono stati problemi di ordine pubblico anzi un esempio di correttezza e collaborazione, che si è dovuto utilizzare il passa parola perchè la corrente elettrica non c’era e l’impianto era “andato”.

Io personalmente se rifaranno L’HJK (cosa quasi certa) nel 2008 e ci saranno i miei adorati Pearl Jam ci tornerò e senza timori, con una gran voglia di stare con tutta la gente per condividere una magia come la grande musica dal vivo!

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Il mondo è dei furbi



di Marco Perici
(foto da www.beppegrillo.it )

Recente è il caso di un senatore che ha finto un malore per ottenere un passaggio da una ambulanza e arrivare in tempo per una trasmissione televisiva.
Se dopo il furto della tua autoradio ne compri una di dubbia provenienza (cioè rubata ...) praticamente ti sei fatto rubare la tua! E' un concetto difficile lo so, ma è esattamente così.
E succede in tutti i campi: ricordo una volta tornado da Jesolo che il traffico, lento ma scorrevole sulla strada dritta, si sia vistosamente rallentato alla prima grande rotonda dove le più corsie hanno indotto alcuni (diciamo uno su cento) a superare, guadagnado 2/300 metri in pochi secondi per poi perdere parecchi minuti nel momento in cui si sono dovuti forzatamente reinserire nella singola colonna, rallentando quest'ultima ma soprattutto loro stessi.
Inutile, i furbi fanno perdere tutti, loro per primi, e più tardi tutti lo comprenderemo e peggio staremo nel frattempo.
Ma anche chi ostacola i “presunti” furbi non fa bene, anche perché spesso lo fa con l'arroganza di chi ha ragione e con sottile forma di vendetta. A parte il fatto che non si può essere mai certi che il furbo sia veramente un furbo (a chi non è capitato di sbagliare corsia in un semaforo ed essere costretto a rientrare facendo la figura di quello che ha voluto superare la coda), ma spesso si creano tensioni che possono sfociare, nel migliore dei casi, in ulteriori ritardi dovuti alle discussioni.
Ma la soluzione c'è, si chiama educazione: significa rispettare le code pazientemente, non parcheggiare MAI* in divieto di sosta, non chiedere MAI* favori per abbreviare un iter, non abusare MAI* di un servizio della comunità etc.
E convinciamoci, le persone civili ed educate sono la maggioranza, quindi non pensiamo che “solo facendo così ottengo qualcosa” perché non è vero.
Le persone maleducate e incivili si isolano con educazione e civiltà e, nel caso del finto malore di cui parlo all'inizio, evitando di votarle la prossima volta ...


* MAI significa MAI, significa che i parcheggi per i disabili devono essere liberi SEMPRE non “mi fermo solo 5 minuti” ... provate a moltiplicare 5 minuti per l'un percento della popolazione di qualsiasi città e vedrete quanto tempo rimarrà libero quel parcheggio!

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Menu culturale



di Stefano Ferello

Parte I. (Aperitivo, antipasto, primo e sgroppino)


“Che facciamo stasera? Fanno qualcosa in giro?”
Domande che tutti noi abbiamo pronunciato almeno una volta.
Eh già! Come si fa a sapere cosa fanno in giro?
Spesso ci si affida alla parola dell’amico o del conoscente che ci segnala un concerto o un “teatro” o una manifestazione, proprio perché è lui né è più o meno direttamente coinvolto.
E’ il contatto personale, cioè il classico passaparola, che in molti casi indirizza la scelta.
Passaparola piò essere anche un sms o una mail.
“Sai che canto in un coro? Domani sera facciamo un concerto. Vieni?”
Ma esiste un modo meno “raccomandato” e non basato sulla conoscenza personale?
C’è la possibilità “neutra e aperta a tutti” di sapere qual è l’offerta culturale del territorio dove viviamo?
La risposta è ovviamente sì.
Però è più facile a dirsi che a farsi, perché le informazioni bisogna quasi sempre procurarsele.
Ovviamente è impossibile poter raccogliere dati su tutti gli appuntamenti, però ci si può provare.
Le fonti classiche per reperire informazioni sono i giornali locali e i vari manifesti, depliants e volantini reperibili un po’ ovunque nei luoghi di pubblica frequentazione (piazze, bar e locali, , centri commerciali, uffici turistici, pro loco, biblioteche, e naturalmente presso gli stessi teatri, sale riunioni, auditorium..)
Esistono anche pubblicazioni “ad hoc” in formato tascabile (la più nota è “occhi”) che con cadenza mensile presentano l’elenco delle manifestazioni ordinandole per data.
Questi “pocket” hanno però il grande limite di non effettuare la ricerca della notizie e di offrire ai lettori solo ciò che viene segnalato alla redazione.
I “cacciatori di eventi culturali” più evoluti, possono avvalersi di internet, ma si rischia di “navigare a vista” e senza bussola. Spesso si devono visitare molti siti per raccogliere un numero soddisfacente di informazioni.
In pratica se si vuole conoscere “cosa fanno in giro” senza dipendere dagli altri o aspettare che qualcuno ce lo dica, bisogna darsi un po’ da fare.
Quanto e come attivarsi è una scelta di ognuno di noi e naturalmente molti sono i fattori che indirizzano verso uno spettacolo piuttosto che un altro.
Tanto per citarne alcuni, i più banali e ovvi, dipenderà dalle preferenze personali (mi piace la musica piuttosto che il teatro).
Oppure se lo scopo principale è trascorrere una serata in compagnia di amici o con il partner e l’avvenimento culturale non è così importante (qualsiasi cosa si faccia è solo un pretesto, un’occasione).
Infine, gli aspetti logistici ed economici (mi piacerebbe questa manifestazione, ma si svolge un po’ lontano e/o il biglietto è abbastanza costoso).
E naturalmente c’è sempre la possibilità/tentazione di non scegliere nulla di tutto ciò, perché si preferisce trascorrere la serata altrimenti, per esempio con una molto meno impegnativa cena in compagnia seguita da eventuale passeggiata in centro.

Al di là delle dinamiche di gruppo, delle motivazioni personali o della volontà di scelta o non-scelta, è indubbio che il primo passo perché le persone partecipino è dare la possibilità di scelta, cioè rendere facilmente accessibile le informazioni su luoghi e date di svolgimento degli avvenimenti.
Insomma la situazione sembra questa: la gente potenzialmente potrebbe essere interessata, ma non ha voglia o tempo di informarsi perché cercare le informazioni costa un po’ attenzione e/o impegno.
Non a caso un tipico “luogo culturale veneto” è il centro commerciale o il cinema multisala: luoghi dove l’offerta è luccicante e attraente, facile e invitante e quindi la gente (o meglio la massa?) trova ampia possibilità di scelta e non deve faticare.
La maggior parte delle persone partecipa solo se trova la “pappa pronta”? E allora bisogna preparare un “menu’ culturale” !
Sono regole che stanno alla base del commercio e del marketing, ma che non sembrano trovare applicazione in campo culturale.
Eppure anche la cultura deve far sapere che esiste e in qualche modo “attrarre clienti”.
Altrimenti rischia di rimanere un “oggetto estraneo”, poco conosciuto e poco invitante.
Rischia di rimanere di nicchia non per scelta di essere “esclusiva e intellettuale”, ma per semplice mancanza di divulgazione, cioè solo perché la gente non lo sa.
Spesso il singolo ente, comune, associazione, pensa e produce eventi culturali solo per sé stesso, per il proprio territorio, quasi per pochi intimi.
Non c’è una mentalità di diffusione della cultura e delle occasioni, quindi l’informazione non circola, rimane locale e limitata.
Un esempio pratico: spesso piccoli comuni del circondario castellano (tipo Castello di Godego, Tombolo, Istrana, Loreggia ecc…) organizzano eventi anche di buon livello, ma lo pubblicizzano solo nel proprio territorio.
Succede pertanto che l’amico o il parente solo perché residente in quel comune o perché fa parte dell’organizzazione, sparga la voce e magari inviti alcuni amici di Castelfranco Veneto.
Ma quanti altri castellani sarebbero stati presenti se lo avessero saputo?
Certo, non si può avvisare sempre tutti su tutto, ma nemmeno mantenere la notizia quasi segreta.
E poi magari gli organizzatori si lamentano della scarsa partecipazione di pubblico o che non hanno avuto incassi sufficienti e pertanto trovano motivo di non ripetere l’esperienza.
Bisogna uscire da una logica campanilistica e limitante.
E’ la stessa mentalità che ha fatto crescere questa terra sulla teoria del capannone dietro casa, senza nessuna programmazione.

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Come devastare i titoli di alcuni film



di Fiore di Cactus

Premetto che non voglio assolutamente interferire con la “Sezione Cinema”, curata da Valeria Siviero con grande competenza e senso obiettivo della critica.
Le notizie riportate sono state recepite in alcuni dei numerosi multisala presenti ormai ovunque, grazie alla pazienza di alcune persone che hanno avuto cura di ‘schedulare’ i titoli dei film che vengono tranquillamente devastati dai clienti-spettatori, e quindi di comunicarli a chi scrive.
Le cassiere ammettono che a volte, con tutta la buona volontà e – ovviamente – la conoscenza dei titoli proiettati nelle varie sale, hanno notevoli difficoltà a recepire quale film desidera vedere il cliente.
Ecco una serie di ‘chicche’ ...una precisazione: 2 ×, 3 × significa numero di biglietti:

The Departed ......Di Patria / Desperated / Di Vars / Disarmed
Shortbus ......3 × il Sesso
La Maledizione della Prima Luna ......La Maledizione Prima dell'Una
I Figli degli Uomini ......I Figli degli Italiani / I Fratelli degli Uomini / I Figli dei Padri / Il Nome dei Figli
La Sconosciuta ......2 × La Straniera / L’Esclusa
Anplagghed al Cinema ......Al Fayed
Il Labirinto del Fauno ......Il Labirinto del Fungo / Il Giardino dei Funghi
Il Vento che Accarezza l’Erba ......2 × Un po’ d’Erba / Il Vento che Accarezza... non so che cosa
Boog & Elliot ......Bus & Elliot / Big Elliot
Nuovo Mondo ......Mondo Sconosciuto / Un Mondo Tutto Nuovo / Il Mondo che Non c’è
Il Diavolo Veste Prada ......Tutti Vestono Prada / Un Diavolo che si Veste da Prada / Dolce e Gabbana / 2 Diavoli / Il Diavolo Veste Rosa* / Il Diavolo Veste Pradova / Il Diavolo Veste Praga (Dialogo tra clienti: – Ma com’è la storia del “Diavolo veste Prada”? – Praticamente... poi... è un diavolo che si veste con i vestiti di Prada!)
Babel ......Bebble / Bobe / Bubbi
Le Colline hanno gli Occhi ......Le Colline degli Occhi / Anche le Colline hanno gli Occhi / Anche gli Occhi hanno le Colline
Fast and Furious ......Fast and Food / Fasto e Furio
Poseidon ......Poisson / Puason / Poseidone
Slevin - Patto Criminale ......Patto d’Acciaio / Piatto Criminale / Sliven / Slim / Slider
Garfield 2 ......Copperfield
La Stella che non c’è ......È Nata una Stella / La Chiave a Stella / La Terza Stella / L’Unica Stella / L’Isola che Non C’è
Apocalypto ......Eucalipto (prevedibile) / 2 × Inca / 2 × Quelli di Mel Gibson
Saturno Contro ......Scorpione Contro Scorpione / Saturno Opposto / 2 × Saturno Dentro
300 ......900 / 2× 300... 600! (very original!)

Dialogo cliente/cassiera:– (cl) 3 Attaccati... – (cs) Sì, ... 3 attaccati... e poi?– (cl) 3 attaccati in alto! – (cs) Sì!... ehm, 3 attaccati in alto, ma... per che film?– (cl) Ah, sì... è vero... per quello lì... dài, “Doppio Click alla tua Vita”!

Viene da chiedersi se si tratta di semplice distrazione, o qualunquismo, oppure se è una delle tante conseguenze della carenza di buone letture, in particolare di libri.
Del resto, negli anni ’60-’70, quando uscirono numerosi brani musicali interpretati in inglese o inglese-americano, che diventarono poi molto noti, accadde qualcosa di simile per i titoli delle canzoni. La notissima “Speedy Gonzales” di Pat Boone diventò ‘Spilli col sale’ e ‘Spina dorsale’, e “Me Mine Skin Care” di Gene Pitney fu liberamente traslitterata in ‘La Mia Mina Schincata’**.

* Forse da‘Diavolo Rosa’, nota boutique di intimo femminile.
** Schinco, schincato in veneto si riferisce al vecchio pennino da intingere nell’inchiostro, quando gli si accavallavano le punte e diventava, appunto, ‘schincato’.

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F.R.A.M. Castellana (un saluto alla fabbrica ed a frammenti)




di Camillo Posocco


Lungo il cammino di nostra vita

si trovan vagheggiar di idee

consone all’arbitrio di vario genere umano

che tra l’arte trascurata del tempo nostro

trova l’impasto che tradisce, con l’arbitrio,

l’umiltà generatrice di sereni desideri

di goiosa dell’insieme convivere e tra i giovani stare

Addio Luogo di ingegnoso lavoro

dove il sudor faceva concima nell’operar

per l’acquisto del quotidiano pane.

Addio luogo di incontri, di chi, nell’operar

produceva consumo in operativa compagnia

fulcri di incontri umani che, nel sorridersi, dimenticava la fatica e

nell’accompagnarsi al porton d’uscita, che,

nel sostar brevemente per un saluto ciao,

si nascondeva un sott’inteso: a domani.

Addio, ricordi molti, addio luogo sacro

più di una piazza parrocchiale

perchè lavorar per loro era preghiera,

anche per condur una vita d’esempi a giovani

famigliari ed amici, padri operai,

desiderosi d’imparare a crescere

nell’onesto paterno operare.

Addio amicizie estese a lor famigliari

che nell’incontrarsi si raccontavano problemi molti,

traendone esempi, consigli e consolazioni reciproche,

addio.

Ora, vuoto spazio, di umani sentimenti e

che domani sera pieno di silenzio e freddo cemento,

dove l’abitar provocherà tristezza,

sapendo d’occupar luogo

dove “anche” i loro figli e nipoti futuri

avrebbero potuto incontrarsi,

dove in innocente serena compagnia

vivere ed addestrarsi per l’insieme stare.

Echi , per un futuro gioioso e per intramontabili ricordi,

di un domani di età maggiore che eliminerebbe

la tristezza di una amara solitudine.

ADDIO.

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