15 novembre 2007

Ancora liberi!




A dispetto del tentativo del duo comico Prodi-Levi con l’articolo 7 della loro proposta di Legge siamo ancora nella rete! Ci saremmo comunque stati perchè la legge è stata fatta con i piedi... Ma il tentativo di controllo è un brutto segnale che speriamo sparisca senza lasciare traccia.
Noi come tracce questa volta proponiamo:

- A ridaje di Paolo Posocco
- Domande da porci di Marco Perici
- Orgoglio troppo bamboccione di Stefano Ferello
- Macchie della malora, e altri piccoli guai domestici di Fiorenza Valentini
- Io la vedo così! di Camillo Posocco

Buona lettura

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A ridaje



di Paolo Posocco

(a lato: “Gun in America” di Roy Lichtestein - 1986)

Forse dovrei smettere di leggere i quotidiani locali!

Il mercoledì 14 c.m. mi sono imbattuto in un articolo dov’era scritto che l’ineffabile Dussin riproponeva con forza che i vigili urbani di Castelfranco venissero armati (La Tribuna del 14/11/07 pag. di Castelfranco V.to), come al solito, secondo il costume della politica attuale, sciorina atti, decreti e statistiche che poco conosce e interpreta a suo comodo. Se con la prima sparata di qualche mese fa aveva dimostrato di non essere, come si suole dire, un “fulmine di guerra” con questa reiterata richiesta conferma una sua coerenza di capacità cognitive. Nel post del dicembre 2006 "Non siamo mica gli americani che sparano agli indiani" esponevo il mio pensiero a riguardo, che si riassumeva nel fatto che le armi hanno la caratteristica di poter uccidere, che una loro maggiore presenza fisica aumenta logicamente il rischio che ciò accada. Tristemente però ho fatto da “Cassandra”, le recenti cronache hanno riportato il tremendo fatto di Badia al Pino ad Arezzo dove un giovane di 26 anni è morto, ucciso da un poliziotto che ha usato frettolosamente un’arma in una circostanza molto concitata, commettendo un errore che segnerà la vita di due famiglie per sempre.

La proposta di armare i vigili urbani dopo un fatto come quello di domenica mattina mi crea perplessità! La realtà tramite la cronaca ci ha avvisato della pericolosità delle armi, il segnale di pericolo ci è stato comunicato con un bombardamento a reti unificate ma sembrerebbe non pervenuto viste certe proposte!

Leggo dietro a questo comportamento la classica faciloneria di una tipologia di “veneto” che a modo suo si vuole gemellare al Texas ed al West dell’america del 1800. La colpa forse è di Chuck Norris che in “Walker Texas Ranger” presenta una legge a pret-à-porter? Ma cavoli! è evidente che è un telefilm (il povero Ranger non riesce neanche a farsi un caffè senza dover fare una rissa). Pensare che a colpi di pistola si risolva la delinquenza è il classico placebo anzi un allucinogeno che serve per placare la voglia di giustizia immediata e totale: rubi? e io ti sparo! La disperata ed ignorante voglia di risolvere tutto in fretta e che a farlo sia l’eroe di turno, l’importante è pensare il meno possibile altrimenti... altrimenti si rischia di capire!

In queste situazioni aumentare la dotazione di armi produce solo una escalation di armamenti delle parti. Il problema è che noi siamo in mezzo e che non si raggiungerà mai un equilibrio stile guerra fredda o Dussin e i suoi seguaci proporranno un domani degli ordigni atomici...?!

Per una volta ringrazio il Sindaco e la nostra giunta che anche se a parole si dimostrava propensa, poi nei fatti ha sempre evitato di procedere con lo scellerato gesto, per questa volta il buon senso ha prevalso.

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Domande da porci



di Marco Perici

Settimana scorsa il parrroco di Paderno di Ponzano Veneto, don Aldo Danieli, ha deciso di "prestare" la chiesa il venerdì per le celebrazioni con rito Musulmano. Per aiutare delle persone a coltivare il proprio culto ma anche per sostenere l'integrazione.
Qualunque essere umano fornito dell'organo che ci distingue dagli animali (per chi non avesse capito, il cervello ...) che funzioni, come minimo esulterebbe.
Ogni forma di avvicinamento, personale, religioso, umano, politico, sportivo, qualunque forma di tollerante dimostrazione di bontà e comprensione, DEVE essere considerata e sostenuta.
Ma ... i vertici dell'organizzazione a cui fa capo don Aldo (organizzazione che, ricordo, predica l'amore indiscriminato) contestano la cosa e seguendo le rigide, ma soprattutto con rigidità, regole da loro stessi imposte, nega con forza che ciò possa avvenire minacciando l'illuminato parroco di ritorsioni. Inutile dire che oggi, dopo alcuni giorni, chi si dimostra veramente tollerante (e, a mio umile parere, parecchio intelligente) è lo stesso don Aldo e la comunità mussulmana che di comune accordo decidono di rinunciare cercando un altro sito o, alla peggio, di trovarsi all'aperto per le loro preghiere.
Posso capire che quattro persone a cui la natura è stata avara quando ha distribuito l'intelligenza, possano decidere di fare una rappresentazione tanto insensata quanto inutile come far scorrazzare, con dichiarate motivazioni dissacratorie, un maiale nelle vicinanze di un luogo promesso per uso religioso alla locale comunità musulmana (lo so che vi sembra incredibile, ma è successo in provincia di Padova ...), ma non posso accettare che una tale ristretta mentalità sia presente in una persona che dovrebbe essere la guida per migliaia di fedeli in una religione che proclama l'uguaglianza e la tolleranza, oltre al succitato amore.
Quando, comprensibilmente, il singolo essere umano può trovarsi impacciato nel gestire pensieri differenti dal suo, proprio organizzazioni come quelle religiose dovrebbero aiutare, ma purtroppo spesso ciò non accade.
Le differenze fanno paura ... ricordo sempre un episodio di Star Trek (serie televisiva di fantascienza che esiste dagli anni '60, molto apprezzata e molto profonda a dispetto dell'impostazione fantasiosa) dove due pianeti alieni, abitati da esseri umanoidi dalla caratteristica di avere mezza faccia con la pelle nera e mezza bianca, erano in lotta da secoli.
Ad un incontro per cercare di trovare una soluzione, il rappresentante di un pianeta si dimostra molto intollerante verso il rappresentante dell'altro mondo, indicando lui e la sua gente come razza inferiore; a supporto di questa tesi viene indicato il colore della pelle. Il mediatore terrestre obietta che entrambe le razze hanno mezza faccia bianca e mezza nera, al che ottiene come laconica risposta "Si, ma loro hanno la metà nera a destra, noi a sinistra!"
Per quanto mi riguarda non importa se siamo cattolici o musulmani, bianchi o neri, romanisti o laziali, alla fine siamo tutti uguali.
E per quanto riguarda le religioni, per me Dio potrebbe anche non esistere, ma di una cosa sono certo, se esiste è sicuramente uno e uno solo, quindi la rivalità fra religioni è assolutamente fuori luogo.

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Orgoglio troppo bamboccione



di Stefano Ferello

Tutti d’accordo? La famosa frase del ministro Padoa-Schioppa, che definiva BAMBOCCIONI i trentenni (e quarantenni) che non escono di casa, è stata una sparata?
In effetti il polverone che si è sollevato ha evidenziato, come se non lo si sapesse già, che i giovani e meno giovani non escono di casa più che altro per carenza di soldi o per lo meno di entrate regolari.
Quindi, in fondo, molti giovani hanno ragione a sentirsi offesi e anche presi in giro con questo nomignolo “bamboccioni”.
Insomma, è opinione diffusa e unanime che i ragazzi vorrebbero uscire di casa, essere indipendenti, farsi una vita propria ma non ne hanno la possibilità.

Tutti d’accordo? E’ proprio e SOLO questo il motivo?
Provate per un paio di minuti a vederla da un altro punto di vista: la classica voce fuori dal coro.
Siamo sicuri che sotto sotto non sia più comodo restare in casa?
Come possiamo chiamare chi resta in casa con mamma e papà fino a quarant’anni?
Può essere considerato un “bamboccione”? O è troppo orgoglioso e si offenderebbe?
Il bamboccione è troppo furbo, comodo e orgoglioso per ammettere come stanno le cose!
Anzi, è talmente accecato dal suo orgoglio che non se ne rende nemmeno conto.
Certamente anche questo punto di vista alla fine lascia il tempo che trova, perché ognuno di noi ha la sua storia. Non si può generalizzare.
Sicuramente c’è chi vorrebbe uscire di casa e non può.
Ed è altrettanto sicuro c’è anche chi potrebbe lasciare la “casa madre” e non lo fa. E sono tanti, credetemi. Specie nelle nostre benestanti zone del nord est.
La scusa della “congiuntura economica” non regge. E’ solo un paravento per non prendersi le proprie responsabilità di fronte alla società e soprattutto di fronte a se stessi.

Indubbiamente l’età media in cui ci si crea una vita autonoma, che sia mono o in coppia, si è innalzata enormemente.
Ormai ci siamo abituati, ma si resta sempre un po’ scioccati a vedere donne incinte, che ormai sono vecchie! Le ultra 40enni con i pancioni fanno impressione, non è questa l'età per fare figli.
Ho amici di 40anni che vivono ancora con i genitori, non è perché non possono permetterselo ma è comodo vivere sotto il tetto di mammà. Siamo una società vecchia.
Molti non si vergognano nemmeno più della cosa. Anzi ne vanno orgogliosi.
Oppure prendono tempo, tergiversano, accampano scuse: i miei genitori hanno bisogno di me, ormai sono anziani, ecc…
O addirittura, al contrario, pretendono la commiserazione e vogliono anche la definizione politicamente corretta di “giovani precari”.
E se avesse invece totalmente ragione Tommaso Padoa-Schioppa: “Restano a casa fino a età inverosimili, non si sposano mai”.
A proposito delle ragazze (non più ragazze) che vorrebbero tanto sposarsi e avere un figlio, ho raccolto alcune considerazioni sulle “ragazze” di oggi.
Non si impegnano in una vita di coppia in un’altra casa (cioè matrimonio!) principalmente per tre motivi:
1 - il lavoro e la paga scarsa
2 - vogliono carriera, autorealizzazione, trovare sé stesse, parità nei lavori domestici, però hanno sempre meno scrupoli a cornificare!
3 - le mamme vorrebbero che le loro figlie ormai 40enni fossero felici ma al tempo stesso le ricattano affettivamente appena ipotizzano di lasciare la casa madre!
Commenti “acidi” ma senz’altro con tanta verità.
E quante figlie bamboccione, specie dalle nostre parti, si sono fatte l’appartamento a poche centinaia di metri da quello della madre o magari nello stesso palazzo: vivono da single…. ma sono sempre al telefono o a casa della mamma! Alla faccia dell’emancipazione femminile!
Ebbene sì: esiste anche il single bamboccione!
In ogni caso, maschio o femmina, il bamboccione scarta l’ipotesi di fare qualche sacrificio VERO!
Certamente studiano, lavorano, si danno da fare…. ma di assumersi VERE RESPONSABILITA’ non se ne parla. FARE vere scelte di VITA è troppo impegnativo.
“Ma sono matti questi? Vogliono buttarci fuori di casa?!”
E invece ci vorrebbe un po’ di coraggio: Fuori i bambocci dalle camerette! Fuori quelli in ritardo su tutto! Fuori i piagnucolosi alla Aldo Nove (il guru letterario dei precari che per avere quarant’anni è ancora parecchio bamboccio) che si lamentano soltanto!
Oggi i giovani e quasi giovani ce la possono fare da soli, anche se la mamma stira benissimo e la fidanzata non sa fare neanche il caffè, anche se Walter Veltroni è subito accorso in difesa del piagnisteo solidale, affermando:
“La condizione di vita di quei ragazzi è il principale problema di questo paese. I ragazzi oggi affrontano un viaggio nell’incertezza e meritano non solo il rispetto ma anche l’accompagnamento nella ricerca di opportunità”
Accompagnamento? Ma stiamo scherzando?
Forse che la gioventù è un nuovo handicap? Forse ogni giovanotto dovrebbe avere, come forma di rispetto, un tutor per leggere gli annunci di lavoro, per fare un colloquio, per comprarsi un divano a rate?
E comunque “il viaggio nell’incertezza” è un’opportunità spettacolare, che dura solo il tempo di una giovinezza.
Che poi, come dice il mitico Lapo Elkann, “si è giovani a vent’anni: dopo, basta”.
Gli affitti in centro città saranno sempre molto alti, ma da giovani si può fare qualche sacrificio, usare la metropolitana, l’autobus, una macchina usata, un motorino vecchio. Si può anche lavorare da McDonald’s. Si può saltare qualche estate al mare, perfino. Si può stare senza Sky e senza weekend fuori, e anche senza cellulare. E dividere la casa con gli amici, fare le serate e tirare tardi, che poi sono i ricordi migliori quando si è infine attempati e col terrazzo. Si possono anche, ogni tanto, fare figli, che i sociologi ora dicono che, in tutta questa magnifica incertezza, sono l’unico bene durevole rimasto su cui investire.
Sì. Si può fare figli anche se si è ancora giovani.
Incredibile, vero?
I bambocci forse non sono disposti a fare come le giovani coppie degli anni 70 e 80, che con una piccola utilitaria facevano il viaggio di nozze trasferendo le loro poche cose da Roma a Torino dove lavoravano da poco.
Ora in molti (non tutti) non vogliono allontanarsi da casa, amici e comodità!
E’ così impensabile vivere in appartamento ammobiliato con due lire e tanta forza di volontà?
La verità è che sono molto viziati.
I 40enni viziati soprattutto affettivamente.
I 30enni viziati in tutto.
I 20enni pericolosamente viziati oltre ogni misura.
Ma ti sei mai chiesto di chi è la colpa?? Forse dei genitori, che gli hanno dato sempre tutto ciò che chiedevano prima ancora che lo chiedessero.
La situazione raggiunge limiti impensabili nel rapporto-genitori figli delle ultime generazioni, cioè i ragazzi dai 18 ai 25 anni, la classica fascia universitaria.
Preoccupa la mancanza di responsabilità dei genitori che genera queste condizioni: ad es. se il pargolo viene bocciato è colpa degli insegnanti, non del tipetto che non ha mai aperto un libro; se quattro delinquenti violentano una ragazzina, è lei che li ha provocati; se si schianta contro un platano è colpa della strada, della segnaletica che non c'è, della scarsa illuminazione, delle cattive compagnie (!!) e avanti di questo passo, non c'entra niente che fosse bevuto e/o impasticcato e magari guidando a 200 all'ora stesse pure cercando di mandare un SMS col cellulare...
Hai voglia di parlare di generazione più tosta, mi pare che per tanti genitori sia una generazione con una grossa coda di paglia...

I genitori invece di insegnare ai figli a essere indipendenti a autosufficienti con quello che hanno, li mantengono nelle comodita' perche' "mio figlio non dovra' mai passare quello che ho passato io"....
Le donne madri lavorano, fanno carriera e non sono piu' solo le custodi del focolare domestico e gli uomini padri hanno sempre meno potere decisionale all'interno della famiglia.
Forse per ripagarli della loro sempre maggiore assenza i genitori sommergono i figli di oggetti e benefici che per contro i ragazzi spesso non si sono meritati e tantomeno guadagnati...
E allora perche' andarsene?
I bamboccioni entrano ed escono ad ogni ora del giorno e della notte senza dover dare spiegazioni, i loro pur bassissimi stipendi bastano a malapena per i loro piu' superflui bisogni e per tutto il resto ci pensa mamma.
E allora perche' andarsene?
C'e' un bel dialogo generazionale e perfino il piu' insulso e superfluo dei loro desideri viene esaudito. Un esempio su tutti: i bamboccioni sono senza soldi, ma vestiti e scarpe nuove non mancano mai, magari pure all’ultima costosissima moda!
E allora perche' andarsene?
Dopotutto i quarantenni di oggi sono considerati giovani a tutti gli effetti.
Non faccio di ogni un erba un fascio, non mi piacciono queste generalizzazioni perché vanno a sminuire chi ha dovuto guadagnarsi tutto (compreso l'affetto dei genitori).
Questo modo di vivere è quasi un esclusivo appannaggio degli italiani che si sono legati in modo morboso ai figli e all'apparenza.
Concordo con la difficoltà economica come primo problema, il lavoro magari precario che non dà nessuna sicurezza, ma credo che dipenda anche molto da come si siano cresciuti i figli e se si sono dati loro gli strumenti per andarsene nel mondo con le proprie gambe.
Molti genitori non hanno insegnato ai figli a considerare l'indipendenza come una conquista, un valore aggiunto, un punto di forza a nostro favore.
E non ricattarli affettivamente, magari per la paura della solitudine.
Difficilmente le cose cambieranno.
E allora, adesso, godiamoci i bamboccioni di ogni età.


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Macchie della malora, e altri piccoli guai domestici



di Fiorenza Valentini

Esistono in commercio una quantità di (costosi) prodotti per eliminare le macchie di vario genere. Spesso vengono pubblicizzati come “miracolosi” (in questo caso costano ancora di più).
Ricordiamo allora i tempi delle nostre mamme e nonne, e vediamo insieme cosa si può fare per cancellare quelle macchie che ci fanno tanto disperare, o per rimediare ai quotidiani irritanti problemini.
Non sono consigli, ma solo una descrizione di come chi scrive abbia risolto – quasi sempre – alcuni comuni guai domestici, evitando pure di utilizzare prodotti inquinanti o tossici.
Partiamo dalle macchie d’olio (vale anche per sughi e condimenti grassi), una delle maledizioni più frequenti, anche perché gli oleoschizzi saltano sicuramente su una tovaglia nuova messa la prima volta, o su un maglioncino delicato, o sulla felpa a cui teniamo tanto perché gliel’abbiamo regalata noi (uomo o donna non fa differenza)*.
Bisognerebbe agire subito o al più presto, prima di procedere al lavaggio del capo, spargendo abbondante talco sulla zona incriminata. Talco che va eliminato quando imbevuto d’olio, preferibilmente con un cucchiaio o la lama non tagliente di un coltello; porre particolare attenzione nel rimuovere in caso di capi delicati.
Quando la maggior parte di componente oleoso è stata rimossa, insaponare più volte a secco bagnando solo il sapone (meglio se quello chiamato “di Marsiglia”). Quindi si può provvedere al lavaggio più adatto al capo in questione. Solitamente la macchia sparisce.
Può capitare anche di trovare delle macchioline di ruggine. Spesso parti metalliche – anche di altri indumenti - presenti in lavatrice o nella vaschetta per il lavaggio a mano, lasciano un ricordo per niente gradito e apparentemente cronico. Una soluzione che spesso funziona è quella di versare sulla macchia alcune gocce di succo di limone, ripetendo l’operazione qualche ora dopo, e magari di nuovo se la ruggine persiste. Quindi lavare come desiderato.
Se dopo il lavaggio rimanesse qualche traccia, ripetere nuovamente l’operazione di “limonaggio”.
E poi c’è il calcare, in particolare quello che si attacca a strati specialmente all’interno di pentole e oggetti in metallo. La soluzione, in questo caso, è economica e atossica (se non sopportate l’odore – vedi più avanti - mettete il recipiente sulla finestra). Aceto, antichissimo anticalcare e molto efficace (usate quello taroccato che costa pochissimo).
Nel caso di piccoli residui di calcare, riempite la pentola (o altro) con acqua contenente 1/3 di aceto fino al livello dei residui e lasciate agire; ci vorrà qualche ora ma il tempo varia a seconda dello spessore del carbonato di calcio. Se proprio non se ne vuole andare, potrete grattare ciò che rimane con paglietta e sapone, solo su recipienti in acciaio, alluminio e simili.
Sempre con l’aceto, ma non diluito, si possono togliere residui calcarei da rubinetti, lavelli in acciaio e tutto ciò che sia stato insidiato da questo sempiterno nemico della pulizia e dell’igiene.

Se qualcuno dei lettori avesse da suggerire altre soluzioni a problemi di questo tipo, sarà il benvenuto, potrete scrivere un commento oppure inviare una email.

* Precisiamo che quanto qui descritto lo possono fare anche gli uomini. Non è pericoloso per la salute, non occorre fare corsi serali per imparare le “tecniche”, non incide negativamente sulle prestazioni sessuali, richiede solo qualche minuto di lavorazione più gli eventuali tempi di attesa (ma non occorre restare con l’oggetto trattato per tutto il tempo).

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Io la vedo così!



di Camillo Posocco

Il “via da casa dei BAMBOCCIONI” , del ministro Tommaso Schioppa è una esternazione che, oltre a dimostrare l’assoluta ignoranza sui motivi che hanno creato e creano tali inevitabili situazioni, è anche una volgare e villana offesa a quegli eroici genitori che, con encomiabile impegno e non pochi sacrifici, riescono a tenere assieme la numerosa famiglia. Numerosa perché con il basso stipendio e un affitto incontrollato da indifferenti politici, devono dare sostentamento, spesso, ai figli disoccupati o impegnati con il lavoro a tempo determinato a breve scadenza, quindi nella impossibilità di crearsi una loro famiglia. E se messi “VIA DA CASA”, per vivere dovrebbero fare i barboni, rubare o prostituirsi se non fare addirittura corrieri e spacciatori di droghe...

E’ QUESTO CHE VUOLE IL MINISTRO PADOA SCHIOPPA?

Se è così, è lecito pensare che abbia personali interessi in simili campi.

Nelle ultime Amministrazioni, i giovani non hanno avuto mai voce in essere.

Se vogliono averla per decidere del LORO avvenire, è tempo che si eleggano persone scelte dal popolo e non dai partiti come sino ad oggi si è fatto: un abbordaggio di esseri impreparati socialmente e svogliati anche nell’apprendere.

In appoggio a quanto sopra scritto, aggiungo un pensiero scritto molto tempo fa (15 anni) ma che si addice ancor più all’oggi.

Suonate Campane

IERI

Suonate campane al Genio del mondo.

Terra di nostri avi e di cose lontane

Terra di cose infinite

Terra dell'Arti tutte



I campi, prati, valli, monti e mari, parlano:

parlano di genti di badia modesta

ma ricche di saper campestre

dalla natura acquisite

che da semi in terra da vanga rimossa

e dalle nubi l'acque

ebbero buoni raccolti



Parlano di ville, palazzi, castelli e di maestose badie,

che ancor brillano di grande ingegno

in loco si posto da geni dell'arti

che nel gioir di tanto a lor concesso

onoraron le Patrie e gloria ed esempio

ad un Mondo da Dio

all'uomini concesso;



Parlano di grandi scienze e di poeti sommi

di santi e di compositor di armonie diverse

che assieme a sculotor e pittor di generosa Musa

e per compagni scopritor di terre novelle

fecero grande l'Italia

che per secoli

faro del saper fu del Mondo



Se l'Italia al tempo divisa era

unita si trova per le belle Regioni

di stupende città fornite

che nel diverso ma sempre illuminato ingegno,

la beltà le univa nel responso del fatto specchio che,

al voler saper chi tra loro era la più bella,

RISPOSE: in modo diverso siete tutte ugualmente belle.



OGGI

Suonate campane

suonate

Di quei lumi che nel passato la Patria

brillava, spenti son nel presente

per forzatura operata

dei conduttor di nostro tempo

che lieti nell'oblio di lor miseria

mente, onorano quel che un tempo faro fu del mondo

per illuminar l'insegna.



DOMANI ?

VOI GIOVANI che siete il domani

ribellatevi a questo frastuono di parole

che annulla il vostro dire

e dalle siepi di rovo

che impedisce il vostro desiderio di progredire e

nella libertà, liberatevi negli spazi infiniti del

saper ed in esso dissetatevi

affinchè saturi di sommi ideali

possiate brillare di quella verità

che da voi attende un Alfiere.



Allora le Campane suoneranno

per un faro nuovo che di sapere e di giustizia splende.

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