di Stefano FerelloTutti d’accordo? La famosa frase del ministro Padoa-Schioppa, che definiva BAMBOCCIONI i trentenni (e quarantenni) che non escono di casa, è stata una sparata?
In effetti il polverone che si è sollevato ha evidenziato, come se non lo si sapesse già, che i giovani e meno giovani non escono di casa più che altro per carenza di soldi o per lo meno di entrate regolari.
Quindi, in fondo, molti giovani hanno ragione a sentirsi offesi e anche presi in giro con questo nomignolo “bamboccioni”.
Insomma, è opinione diffusa e unanime che i ragazzi vorrebbero uscire di casa, essere indipendenti, farsi una vita propria ma non ne hanno la possibilità.
Tutti d’accordo? E’ proprio e SOLO questo il motivo?
Provate per un paio di minuti a vederla da un altro punto di vista: la classica voce fuori dal coro.
Siamo sicuri che sotto sotto non sia più comodo restare in casa?
Come possiamo chiamare chi resta in casa con mamma e papà fino a quarant’anni?
Può essere considerato un “bamboccione”? O è troppo orgoglioso e si offenderebbe?
Il bamboccione è troppo furbo, comodo e orgoglioso per ammettere come stanno le cose!
Anzi, è talmente accecato dal suo orgoglio che non se ne rende nemmeno conto.
Certamente anche questo punto di vista alla fine lascia il tempo che trova, perché ognuno di noi ha la sua storia. Non si può generalizzare.
Sicuramente c’è chi vorrebbe uscire di casa e non può.
Ed è altrettanto sicuro c’è anche chi potrebbe lasciare la “casa madre” e non lo fa. E sono tanti, credetemi. Specie nelle nostre benestanti zone del nord est.
La scusa della “congiuntura economica” non regge. E’ solo un paravento per non prendersi le proprie responsabilità di fronte alla società e soprattutto di fronte a se stessi.
Indubbiamente l’età media in cui ci si crea una vita autonoma, che sia mono o in coppia, si è innalzata enormemente.
Ormai ci siamo abituati, ma si resta sempre un po’ scioccati a vedere donne incinte, che ormai sono vecchie! Le ultra 40enni con i pancioni fanno impressione, non è questa l'età per fare figli.
Ho amici di 40anni che vivono ancora con i genitori, non è perché non possono permetterselo ma è comodo vivere sotto il tetto di mammà. Siamo una società vecchia.
Molti non si vergognano nemmeno più della cosa. Anzi ne vanno orgogliosi.
Oppure prendono tempo, tergiversano, accampano scuse: i miei genitori hanno bisogno di me, ormai sono anziani, ecc…
O addirittura, al contrario, pretendono la commiserazione e vogliono anche la definizione politicamente corretta di “giovani precari”.
E se avesse invece totalmente ragione Tommaso Padoa-Schioppa: “Restano a casa fino a età inverosimili, non si sposano mai”.
A proposito delle ragazze (non più ragazze) che vorrebbero tanto sposarsi e avere un figlio, ho raccolto alcune considerazioni sulle “ragazze” di oggi.
Non si impegnano in una vita di coppia in un’altra casa (cioè matrimonio!) principalmente per tre motivi:
1 - il lavoro e la paga scarsa
2 - vogliono carriera, autorealizzazione, trovare sé stesse, parità nei lavori domestici, però hanno sempre meno scrupoli a cornificare!
3 - le mamme vorrebbero che le loro figlie ormai 40enni fossero felici ma al tempo stesso le ricattano affettivamente appena ipotizzano di lasciare la casa madre!
Commenti “acidi” ma senz’altro con tanta verità.
E quante figlie bamboccione, specie dalle nostre parti, si sono fatte l’appartamento a poche centinaia di metri da quello della madre o magari nello stesso palazzo: vivono da single…. ma sono sempre al telefono o a casa della mamma! Alla faccia dell’emancipazione femminile!
Ebbene sì: esiste anche il single bamboccione!
In ogni caso, maschio o femmina, il bamboccione scarta l’ipotesi di fare qualche sacrificio VERO!
Certamente studiano, lavorano, si danno da fare…. ma di assumersi VERE RESPONSABILITA’ non se ne parla. FARE vere scelte di VITA è troppo impegnativo.
“Ma sono matti questi? Vogliono buttarci fuori di casa?!”
E invece ci vorrebbe un po’ di coraggio: Fuori i bambocci dalle camerette! Fuori quelli in ritardo su tutto! Fuori i piagnucolosi alla Aldo Nove (il guru letterario dei precari che per avere quarant’anni è ancora parecchio bamboccio) che si lamentano soltanto!
Oggi i giovani e quasi giovani ce la possono fare da soli, anche se la mamma stira benissimo e la fidanzata non sa fare neanche il caffè, anche se Walter Veltroni è subito accorso in difesa del piagnisteo solidale, affermando:
“La condizione di vita di quei ragazzi è il principale problema di questo paese. I ragazzi oggi affrontano un viaggio nell’incertezza e meritano non solo il rispetto ma anche l’accompagnamento nella ricerca di opportunità”
Accompagnamento? Ma stiamo scherzando?
Forse che la gioventù è un nuovo handicap? Forse ogni giovanotto dovrebbe avere, come forma di rispetto, un tutor per leggere gli annunci di lavoro, per fare un colloquio, per comprarsi un divano a rate?
E comunque “il viaggio nell’incertezza” è un’opportunità spettacolare, che dura solo il tempo di una giovinezza.
Che poi, come dice il mitico Lapo Elkann, “si è giovani a vent’anni: dopo, basta”.
Gli affitti in centro città saranno sempre molto alti, ma da giovani si può fare qualche sacrificio, usare la metropolitana, l’autobus, una macchina usata, un motorino vecchio. Si può anche lavorare da McDonald’s. Si può saltare qualche estate al mare, perfino. Si può stare senza Sky e senza weekend fuori, e anche senza cellulare. E dividere la casa con gli amici, fare le serate e tirare tardi, che poi sono i ricordi migliori quando si è infine attempati e col terrazzo. Si possono anche, ogni tanto, fare figli, che i sociologi ora dicono che, in tutta questa magnifica incertezza, sono l’unico bene durevole rimasto su cui investire.
Sì. Si può fare figli anche se si è ancora giovani.
Incredibile, vero?
I bambocci forse non sono disposti a fare come le giovani coppie degli anni 70 e 80, che con una piccola utilitaria facevano il viaggio di nozze trasferendo le loro poche cose da Roma a Torino dove lavoravano da poco.
Ora in molti (non tutti) non vogliono allontanarsi da casa, amici e comodità!
E’ così impensabile vivere in appartamento ammobiliato con due lire e tanta forza di volontà?
La verità è che sono molto viziati.
I 40enni viziati soprattutto affettivamente.
I 30enni viziati in tutto.
I 20enni pericolosamente viziati oltre ogni misura.
Ma ti sei mai chiesto di chi è la colpa?? Forse dei genitori, che gli hanno dato sempre tutto ciò che chiedevano prima ancora che lo chiedessero.
La situazione raggiunge limiti impensabili nel rapporto-genitori figli delle ultime generazioni, cioè i ragazzi dai 18 ai 25 anni, la classica fascia universitaria.
Preoccupa la mancanza di responsabilità dei genitori che genera queste condizioni: ad es. se il pargolo viene bocciato è colpa degli insegnanti, non del tipetto che non ha mai aperto un libro; se quattro delinquenti violentano una ragazzina, è lei che li ha provocati; se si schianta contro un platano è colpa della strada, della segnaletica che non c'è, della scarsa illuminazione, delle cattive compagnie (!!) e avanti di questo passo, non c'entra niente che fosse bevuto e/o impasticcato e magari guidando a 200 all'ora stesse pure cercando di mandare un SMS col cellulare...
Hai voglia di parlare di generazione più tosta, mi pare che per tanti genitori sia una generazione con una grossa coda di paglia...
I genitori invece di insegnare ai figli a essere indipendenti a autosufficienti con quello che hanno, li mantengono nelle comodita' perche' "mio figlio non dovra' mai passare quello che ho passato io"....
Le donne madri lavorano, fanno carriera e non sono piu' solo le custodi del focolare domestico e gli uomini padri hanno sempre meno potere decisionale all'interno della famiglia.
Forse per ripagarli della loro sempre maggiore assenza i genitori sommergono i figli di oggetti e benefici che per contro i ragazzi spesso non si sono meritati e tantomeno guadagnati...
E allora perche' andarsene?
I bamboccioni entrano ed escono ad ogni ora del giorno e della notte senza dover dare spiegazioni, i loro pur bassissimi stipendi bastano a malapena per i loro piu' superflui bisogni e per tutto il resto ci pensa mamma.
E allora perche' andarsene?
C'e' un bel dialogo generazionale e perfino il piu' insulso e superfluo dei loro desideri viene esaudito. Un esempio su tutti: i bamboccioni sono senza soldi, ma vestiti e scarpe nuove non mancano mai, magari pure all’ultima costosissima moda!
E allora perche' andarsene?
Dopotutto i quarantenni di oggi sono considerati giovani a tutti gli effetti.
Non faccio di ogni un erba un fascio, non mi piacciono queste generalizzazioni perché vanno a sminuire chi ha dovuto guadagnarsi tutto (compreso l'affetto dei genitori).
Questo modo di vivere è quasi un esclusivo appannaggio degli italiani che si sono legati in modo morboso ai figli e all'apparenza.
Concordo con la difficoltà economica come primo problema, il lavoro magari precario che non dà nessuna sicurezza, ma credo che dipenda anche molto da come si siano cresciuti i figli e se si sono dati loro gli strumenti per andarsene nel mondo con le proprie gambe.
Molti genitori non hanno insegnato ai figli a considerare l'indipendenza come una conquista, un valore aggiunto, un punto di forza a nostro favore.
E non ricattarli affettivamente, magari per la paura della solitudine.
Difficilmente le cose cambieranno.
E allora, adesso, godiamoci i bamboccioni di ogni età.
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