15 maggio 2008

Proprio a ... a pennello







Lo scorso anno abbiamo cercato nel nostro webmagazine di dare voce ad una bella iniziativa artistica e culturale che si tiene a Castelfranco Vento, l’evento in questione è “NOTE ... a PENNELLO”, che è giunto alla sua quarta edizione con un crescente successo di pubblico e di partecipanti. AbeceVario è lieto anche quest’anno di dedicare alla iniziativa la propria apertura di maggio, augurando a Note... a Pennello un “in bocca al lupo” partecipe e sincero (la locandina).

E per voi lettori in questo numero:

- Storie di antenne e piani del colore di Paolo Posocco
- Tecnologia di Marco Perici
- A volte ritornano di Stefano Ferello
- Lettera al Cardinal RUINI di Camillo Posocco
- Dedicato alle madri di Fiorenza Valentini


Buona lettura

Per raggiungerci: www.abecevario.it
Per scriverci: abecevario@gmail.com


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Storie di antenne e piani del colore



di Paolo Posocco
(nella foto Excalibur)


Nel centro storico di Castelfranco Veneto da un po’ di tempo è entrato in vigore il “Piano del Colore”, nuovo strumento urbanistico che nella sua introduzione recita: “Il Piano del colore è motivato dalla necessità di riqualificare l’immagine della città* allo scopo di regolare il corretto svolgimento delle coloriture degli edifici che ricadono nell’ambito del Centro Storico”. La sua adozione dimostra la volontà di tutelare un bene comune, prezioso e bisognoso di continue attenzioni. Qualche anno fa inoltre era stato imposto, da parte della Pubblica Amministrazione, la demolizione di una altana presente sul tetto di uno dei palazzi che si affacciano sulla piazza, in quanto non era in linea con la “cronologia” del luogo, era una superfetazione! In effetti anche se l’altana non era sgraziata o brutta, l’aspetto della piazza ne ha guadagnato, in armonia, dopo la sua eliminazione.

Sono passato per la piazza l’altro giorno e mi sono infilato per la viuzza in zona S. Giorgio che porta in via Romanina, e eeeeh? che cosa è quella ROBA lì? È una bella antenna che si erge tracotante dietro i palazzi della piazza! Orrenda guglia tecnologica spocchiosa e soprattutto squalificante per l’immagine della città (dove ho già letto queste parole?*) anzi dell’anima della città: il centro storico, che non si ferma alla facciata dei palazzi (cfr. ABeCevario aprile 07).

Il segnale non manca ai nostri telefonini e il crescente traffico delle comunicazioni è dovuto essenzialmente alle migliaia di inutili caz... che la gente si dice e scrive via cellulare! Penso che un piccolo sacrificio comunicativo valga la bellezza del nostro centro storico. Trovo inoltre molto ingiusto che l’Amministrazione Pubblica obblighi le scelte cromatiche dei cittadini, quando poi agisce in modo contrario a ciò che dice voler far rispettare. Posso capire che la piazza è concepita come un parcheggio per le attività commerciali, ma un minimo di coerenza e di valore estetico dovrebbero esistere comunque ed essere superiori al noleggio per un paio di decine di migliaia di euro del suolo pubblico e dell’immagine comune della cittadina.

Vorrei fare un paragone con Roma dove il neo sindaco Alemanno mette in discussione l’intervento riguardante L’Ara Pacis e chiede un referendum per accettare oppure no un’opera comunque di notevole valore architettonico, che ha creato uno spazio urbano interessante e piacevole. Quando l’ho visitata mi era piaciuta ed ho capito che essendo da parecchio tempo che non si interveniva nelle zone centrali di Roma, la cosa doveva essere valutata nel tempo (vedi la piramide del Louvre ora uno dei simboli di Parigi, anzi anche la Torre Eiffel nel 1889 fu osteggiata). Comunque ho voluto vedere in questo “dubbio” anche un atteggiamento di rispetto dei beni storici comuni. Facciamo a questo punto il parallelo tra l’opera di R. Maier studiata per relazionarsi ed inserirsi in un contesto ma che comunque desta dei dubbi ed una bella antenna “de fero” che non ha nessuna pretesa di dialogo con l’intorno. Non so voi ma io mi sento spiazzato!

Si parla spesso di vuoto culturale di valori da dare ai giovani, di ideali che mancano, di futuro negato o compromesso. Sinceramente guardando quell’antenna ho molte risposte, soprattutto su quali priorità si basano i nostri principi!

AFFITTASI TERRAZZO NORMODOTATO PER INSTALLAZIONE ANTENNONE, PREZZO BASE 12.000 EURI, CHIAMARE ORE PASTI, ASTENERSI PERDITEMPO, MASSIMA DISCREZIONE.

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Tecnologia



di Marco Perici

Torno ad un argomento a me caro per fare, in un certo senso, da contrappunto al pezzo di Paolo, vuoi mai che qualcuno ci quereli per mancanza di contraddittorio ...

La tecnologia serve? non serve? boh, sta di fatto che ognuno di noi la utilizza, ne è immerso più o meno volontariamente e anche cercando non se ne può fare a meno completamente, e sfido chiunque a anche a farne a meno parzialmente.
E altre nuove antenne servono? verrebbe da dire di si, se ne installano di nuove e considerando che le aziende private non investono se non conviene (ergo se non guadagnano) non mi spiegherei altrimenti questo proliferare di questi obelischi moderni.

Concordo pienamente con Paolo considerando che una parte delle necessità di nuova copertura (tecnicamente di "banda" che non sono esattamente la stessa cosa) è per lo più stimolato da utilizzi a dir poco inutili ... ma siamo sicuri che ci sia qualcuno che può veramente scagliare la classica prima pietra senza peccato? dopo quanti minuti di conversazione una telefonate si può considerare inutile? e dopo quanti SMS al giorno? e MMS? e pagine WEB visitate? ... io personalmente non lo so, ci sono giorni che faccio ore di telefonate ma nessun SMS, giorni che spedisco decine di SMS e non telefono quasi per niente, altri giorni che telefono, messaggio, navigo a più non posso.
Tutto questo giustifica la nuova antenna in via Romanina? certo che no, ma sfido chiunque di voi ad incappare in un disservizio telefonico e non maledire questa o quella compagnia per avervi impedito latelefonatal'smsmmslaconnessioneadinternet che in quel momento vi serviva per una questione di vita o di morte (tipo concordare il posto dove andare a mangiare la pizza con gli amici)!

Ok, sciorinate le considerazioni tecnofunzionalpopolari passiamo a quelle estetiche: passeggiando per il marciapiede invaso dall'antenna non posso che ammettere il mio stupore considerando quanto sia sbagliato il luogo scelto, quanto impattante sia alla vista questo enorme palo grigio e quanto spazio sottragga alla circolazione, anche solo quella ciclopedonale (fosse almeno una zona pedonalizzata non si noterebbe più di tanto, ma visto che ci devono passare anche le auto ...).
E la domanda (al Comune) nasce spontanea: possibile che non c'era un altro posto dove almeno la base non fosse così esageratamente invadente?

Riguardo invece l'impatto visivo "alto" anche senza arrivare a dire che mi piace (ma a me piace anche un viadotto che attraversa una valle ...) non lo trovo così impattante, anzi i colori tenui grigio/azzurrognoli aiutano molto a non farla notare più di tanto e allo stesso tempo ha un che di scultura moderna, o quantomeno dei nostri tempi. E per l'accostamento con l'arredo urbano, pur trovando anche io evidente la contraddizione del comune, non lo trovo poi così fastidioso.
Infine una provocazione: sono certo che quando hanno eretto la nostra bellissima torre dell'orologio, evidentemente con scopi pratici e di difesa del castello prima che estetici, qualcuno avrà avuto da ridire sul fatto che non andava d'accordo con il colore dei pomodori del suo orto, ma in quel periodo probabilmente sarebbe bastata una serie di 10 frustate al contadino non in linea con le idee del signore e tutto si sarebbe sistemato.
A proposito, quante frustate costerà al nostro architetto questa sua ribellione anti-inestetismi-tecnologici? :-)

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A volte ritornano



di Stefano Ferello

Una sola parola: anzi solo urlo: FORZA PEDRINI!
E qui subito si crea una divisione: chi c’era ha già capito di cosa scrivo, è scattato un click nella sua testa e leggerà con piacere e avidità.
E chi non c’era, può deve avere un po’ di pazienza e leggere
Chiariamo subito un paio di cose: chi non è castellano e non ha almeno 35 anni, non può ricordare e non potrà mai sapere. Può solo immaginare.
Sto parlando di un’epopea sportiva che è diventato un pezzo di storia castellana, anzi della nostra storia personale.
Negli anni 80 a Castelfranco non c’era il problema di cosa fare il sabato sera: c’era la patita di basket al palazzetto.
La squadra di casa era il mitico Pedrini. In realtà la società si chiamava (e si chiama) A.P. Castelfranco, ma il nome dello sponsor aveva preso il sopravvento.
Perché ne parlo adesso?
Semplice. Nelle mie passeggiate cittadine, la mia anima “osservatrice e avida di conoscenza” ha notato una locandina con alcune foto “d’epoca”.
Era l’annuncio di un avvenimento storico-sportivo: la partita-revival tra Pedrini e Canella San Donà che si giocherà mercoledì 18 al PalaAvenale (ore 20.30) .
A 25 anni di distanza scenderanno in campo, con gli stessi giocatori, le due gloriose formazioni che in quel play off del 1983 si contesero la promozione in serie B.
Non vi dico chi vinse al termine delle 3 partite. Questa sfida vuole essere una sorta di "gara-4" seppur giocata a 25 anni di distanza. 
Le due squadre si stanno già allenando e mercoledì scenderanno in campo con le magliette "dell'epoca" rifatte per l'occasione.
La serata del 18 giugno è di quelle da non perdere.
Ma se leggere questo articolo troppo tardi, se non potete, se vi ha un po’ incuriosito ma non al punto da uscire, se…se….se…beh, non preoccupatevi.
Sono pagine di storia che restano indipendentemente da una serata revival.
E proprio perché sono “pagine” di storia potete trovarle scritte.
Io c’ero e pertanto avrei voluto descrivere l’ambiente, narrare l’impresa, trasmettere il clima di quei giorni.
Non credo ci sarei riuscito. Non sono così bravo con le parole.
Sento moltissimo e vivo moltissimo le situazioni, ma se devo descriverle mi perdo nei particolari e uso troppe parole per non dire quasi niente.
E le cose più importanti non riesco a dirle.
Ma questa è una pagina di storia e va raccontata.
Per fortuna, per questa volta ho trovato come risparmiarvi “la penitenza” di leggermi.
Rovistando in internet ho trovato chi l’ha fatto meglio di me.
Lo so che non è correttissimo dal punto di vista giornalistico.
Ma, vogliate essere indulgenti e non troppo rigidi. E’ solo un problema tecnico: io ci metto il sentimento, cioè la sostanza; qualcun altro ha trovato come descriverlo, cioè la forma.
Ve ne offrò una anticipazione:
“Tre ore prima dell’inizio il Palasport di Castelfranco era già una bolgia, gremito in ogni ordine di posti da quasi tremila spettatori, ben oltre la capienza, con moltissime persone addirittura all’interno della recinzione ed occupanti ogni spazio dove ci fosse uno spiraglio di visibilità del campo di gioco. Mi ricordo che all’ingresso principale la situazione era caotica e lo divenne ancor di più quando arrivò la rumorosa falange dei nostri ultras con trombe, tamburi e bandiere al vento. Si sfiorò la rissa perché il servizio d’ordine non voleva farli entrare con gli strumenti sonori.”
Trovate il pezzo completo in questo link.
Leggetelo tutto: 5 minuti spesi bene.
Purtroppo chi scrive è dall’altra parte, ma nonostante questa “non-castellanità”, ha scritto un resoconto da brividi della memoria.
Anzi, forse proprio per questo, ha più valore: anche un avversario si è reso conto di quanto Castelfranco fosse una città in delirio, innamorata di una squadra.
E allora immaginatevi le emozioni e i sentimenti di chi, come me, era sulle gradinate a gridare: Forza Pedrini!
Come tutti i grandi amori, non si scordano. Le emozioni passano, i sentimenti restano. E a volte ritornano.




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Lettera al Cardinal RUINI



di Camillo Posocco
(spedita il 7/04/2005).


Il libro della scienza aperto da Galileo Galilei, portò l’Uomo a delle scoperte scientifiche dalle quali, oggi, la società, non sempre, trae vantaggi per la vita di tutti i giorni.

La scienza ha scoperto leggi della natura che spesso sfuggono all’intelletto del tempo della scoperta, ma come insegnano passate esperienze, si rivelano quando le nostre menti giungono alla capacità di comprenderle.

Nel condannare o criticare tali leggi, perché non trovano collocazione nelle nostre ridotte menti, l’uomo commette un grande peccato verso il Creatore.

Una legge che fa parte della natura creata, ma che non è o non vuol essere compresa dall’uomo, è la percentuale degli ormoni sessuali di cui, per natura, gli esseri umani sono dotati.

La scienza ha scoperto che la legge ormonale sessuale, ha corredato gli uomini dell’80% di ormoni maschili e 20% di ormoni femminili; la donna di 80% di ormoni femminili e 20% di ormoni maschili.

Senza tale differenza, non ci sarebbe procreazione, ma provoca, in base alle percentuali ormonali, alterazioni nelle attrazioni tra esseri umani maschili o femminili.

Se nelle leggi della natura si hanno queste diversità, un motivo esiste e non spetta a noi, incanalarlo secondo le nostre impreparate e confuse menti.

Tale realtà, però, non deve erroneamente indurre l’uomo a esibizioni estranee all’etica della vita SOCIALE.

Il comportamento di alcuni gay, è spesso una normale ribellione che nasce dal rifiuto dei essere capiti, e “UNA CORAGGIOSA SFIDA” alla Società che li rifiuta.

Il sesso è il centro focale dell’esistenza, quindi: si deve insegnare a porre la mente alla guida del sesso, e non al contrario “abbandonarlo” a se stesso.

La fede e la scienza è tempo che si prendano per mano e assieme affrontino le realtà che nel futuro si affacceranno alla vita ed alla guida dell’Uomo.

Il Creatore ha dato alla fisica ed alla metafisica dei limiti che per superarli l’uomo avrà bisogno di rivelazioni trasmesse alla sua spiritualità.

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Dedicato alle madri



di Fiorenza Valentini


(Immagine: Pierre Auguste Renoir, “Mère et enfant”, 1892)

(Libero adattamento e traduzione di un racconto spagnolo presente su vari siti del Web, di Anonimo.
Titolo originale “DEDICADO A LAS MADRES - Maaamaa... graaciiess”).

Tutto ciò che ho sempre avuto necessità di sapere, l’ho appreso da mia madre.
Mia madre ci ha insegnato ad apprezzare un LAVORO BEN FATTO: ‘Se volete pestarvi a sangue, fatelo fuori. Ho appena terminato di pulire casa!’
Mia madre mi insegnò la RELIGIONE: ‘Prega perché riesca a togliere questa macchia che hai fatto sul tappeto.’
Mia madre mi insegnò il RAGIONAMENTO: ‘Perché te lo dico io, perché è così... e punto e basta!’
Mia madre mi insegnò a PREVEDERE: ‘Assicurati di portare biancheria intima pulita, caso mai avessi un incidente…’
Mia madre mi insegnò dell’IRONIA: ‘Tu continua a piangere, vedrai come ti darò io una ragione perché tu pianga veramente.’
Mia madre mi ha insegnato ad essere REALISTICO: ‘Risparmiate le lacrime per quando morirò!’
Mia madre mi insegnò dell’OSMOSI; ‘Chiudi la bocca e mangia!’.
Mia madre mi insegnò del CONTORSIONISMO: ‘Guarda il ragno che hai sulla nuca, voltati!’
Mia madre mi insegnò FORZA DI VOLONTÀ: ‘Ti sentirai soddisfatto quando avrai terminato gli spinaci’.
Mia madre mi insegnò METEOROLOGIA: ‘Sembra che tu sia passato attraverso un uragano.’
Mia madre mi ha insegnato dell’IPOCRISIA: ‘Te l’ho detto un milione di volte che non sono esagerata!’
Mia madre ci ha insegnato MODIFICHE GENETICHE NEL COMPORTAMENTO: ‘Smettetela di comportarvi come vostro padre!’
Mia madre mi insegnò delle capacità come VENTRILOQUO: ‘Non riesco a capire! Taci e spiegami. Perché l’hai fatto?'
Mia madre mi insegnò delle tecniche di ODONTOLOGIA: ‘Rispondi ancora così, e ti stampo i denti contro la parete!’
Mia madre ci insegnò GEOGRAFIA: 'Visto che litigate sempre, ho deciso di mandarvi uno a Cadice e l‘altro a La Coruña’. (n.d.A. – Come dire ‘uno a Bolzano e l’altro a Reggio Calabria.)
Mia madre mi ha insegnato della BIOLOGIA: ‘Hai meno cervello di una zanzara!’
Mia madre mi ha insegnato della LOGICA: ‘Mamma, cosa c’è da mangiare?’ ‘CIBO!’
Mia madre mi insegnò la RETTITUDINE: ‘Ti raddrizzerò io… con un bastone!’

GRAZIE MAMMA! Di madre ce n’è soltanto una.
L’immagine di mamma:
A 4 anni - ‘La mia mamma può fare qualsiasi cosa!’
A 8 anni - ‘La mia mamma conosce molte cose! Tantissime!’
A 12 anni - ‘Veramente la mia mamma non sa realmente tutto...’
A 14 anni - ‘Naturalmente, mia madre non ha né ha la più pallida idea.’
A 16 anni - ‘Mia madre? Ma cosa vuoi che ne sappia!’
A 18 anni - ‘Lei vecchia? Ma se è nata quando c’erano i dinosauri!’
A 25 anni - ‘Bene, può darsi che mia mamma sappia qualcosa sull’argomento...’
A 35 anni - ‘Prima di decidere, vorrei sapere il parere di mamma.’
A 45 anni - ‘Sicuramente mia madre mi potrà consigliare.’
A 55 anni - ‘Che cosa farebbe mia madre al posto mio?’
A 65 anni - ‘Oh! Se potressi parlare di questo argomento con mia mamma!’

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