15 ottobre 2007

Germogli d’autunno




Siamo in autunno e clamorosamente abbiamo visto un germoglio... Si ed è in piazza Serenissima dove si sta svolgendo “l’arte italiana presente” Biennale di arte contemporanea Emergente (Aree Espositive Zona Grandi Servizi Territoriali, Piazza Serenissima, 80/A).


In uno spazio solitamente vuoto e sempre triste alcuni coraggiosi stanno proponendo “qualcosa”. Ci sembra proprio un germoglio che cerca di aprirsi in un luogo avverso... Lodevoli nell’iniziativa, come altri che precedentemente hanno usato quello spazio, il triste è proprio il luogo! Forse è questo il rapporto con l’arte di Castelfranco? Il famoso spazio espositivo...? Pensiamo sia emblematica come situazione che si è venuta a creare e che più di mille post dimostri molto...!

Segnaliamo inoltre www.artetmedia.it un germoglio che dura da un paio di anni, una interessante Galleria in via Roma, 38 sempre a Castelfranco Veneto.

In questo numero:

- & bere di Paolo Posocco
- Venerdì senza mail di Marco Perici
- Orgoglio bamboccione di Stefano Ferello
- Passeggiando pensando di Camillo Posocco
- La punizione di Fiorenza Valentini

Buona lettura

Per raggiungerci: www.abecevario.it
Per scriverci: abecevario@gmail.com


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& bere



di Paolo Posocco

Alla fine di settembre ho partecipato a “ciotolando con gusto” (www.ciottolando.com). Una manifestazione che si tiene a Malcesine sul Garda, è una sorta di passeggiata a tappe dove si può mangiare in vari locali suddivisi in tre categorie: salato, piccante, dolce, ad ogni tappa è abbinato un vino, il tour si può fare in due giorni, il prezzo per iscriversi? 30 euro. Anche un affare a guardar bene.
Vicino ai locali, musica dal vivo con artisti straordinari che donavano emozioni. La gente che vi ha partecipato era varia per età, provenienza ed “estrazione sociale”, la cosa comune era uno spirito di rispetto anche nel divertimento del mangiare e bere, era una festa diffusa con un tono di complicità con i gestori, i musicisti e gli altri partecipanti.
La mia mente non ha potuto esimersi dal fare un parallelo con “l’ombralonga”, in teoria si tratta sempre di mangiare&bere, ma la prima parte molti se la dimenticano, soprattutto i più giovani. Sia chiaro non voglio fare il moralista e la mia pietra la lascio ben per terra, non rinnego le mie baldorie, ma quando ho fatto l’ombralonga con i miei amici, abbiamo goduto la manifestazine nei suoi aspetti senza esagerazioni. Quello che abbiamo visto però era ciò che veniva successivamente riportato dai giornali, situazioni di una tristezza profonda. L’esempio della mancanza del “culto del bere” dell’assaggio, del considerare il vino qualcosa da sentire come una parte del convivio. Anche da noi a Castelfranco si fa una cosa simile con la Festa del vino Novello che però alla fine si risolve con una mini ombralonga... per fortuna con effetti meno forti. Questo accade per lo spirito di bere per far casino, ma allora a cosa serve andare ad una manifestazione, ti fai due ombre e ciao! Iniziative come Ombralonga e la Festa del vino Novello dovrebbero veicolare lo spirito del condividere un’esperienza basata sui sapori, sui piaceri, sulla crescita personale in queste sensazioni.
Il legare costantemente il divertimento e lo star bene al bere, soprattutto tra i giovani, è spesso il voler colmare un vuoto, ribadisco che non sto parlando delle situazioni episodiche ma del non divertirsi se non si trangugia (termine più appropriato) alla ricerca di quella “promessa” che si vede nei vari spot Bacardi ecc. con quelle feste che nemmeno Paris Hilton si sogna, con quelle atmosfere da vita intensa, alternativa e vissuta che permeano tutte le proposte pubblicitarie verso i giovani, un mondo che poi non esiste ma al quale li fanno protendere e che logicamente non trovano, creando così il vuoto che lo “stordimento” attenua o fa vivere fittiziamente. Il meccanismo consumistico del creare la costante insoddisfazione per far acquistare diventa allora molto pericoloso, per arginarlo ci si deve muovere come comunità non attendere certo che chi ci guadagna si ponga un freno (il mondo è sempre stato cambiato da chi ci stava male... non certo da chi ci stava bene). Il bello è che il vuoto lo si può anche colmare vivendo il mangiare e proprio il &bere come un esperienza legata a varie sensazioni del buon cibo e buon bere da apprezzare in compagnia! Organizzando e soprattutto strutturando le manifestazioni per dare questo messaggio! Ora in conclusione... no la conclusione la salto perchè mi è venuta fame, anzi il desiderio di una esperienza sensoriale particolare, quindi un saluto e rifetterte gente, riflettete.

www.acquabuona.it

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Venerdì senza mail



di Marco Perici

Recentemente alla Intel (nota azienda americana che produce processori per computer) hanno deciso di non usare le mail di venerdì. Non si tratta di uno sciopero bianco o di una protesta verso chissà cosa o chissà chi, semplicemente si sono resi conto che l'eccessivo uso di tale strumento aveva portato ad un inaridimento dei rapporti umani con conseguenze negative sulla produttività.
Meglio quindi tornare, almeno per un giorno la settimana, al telefono, agli appuntamenti di persona ... e i risultati si sono visti: socialità aumentata, più scambio di idee, maggiore creatività, meno tempo seduti alla scrivania, migliorati i rapporti tra colleghi e clienti.
A parte la considerazione che non ci sia stato nulla di filantropico nella motivazione principale, il senso della decisione non cambia: le mail sono comode, molto, troppo, meno impegnative, soprattutto per comunicazioni sgradevoli.
Via mail si può essere più crudi, diretti, non ci si preoccupa troppo del tono o anche solamente si da per scontato che l'interlocutore interpreti nel modo giusto le sfumature che però solo con la gestualità del viso e del corpo in generale si posso dare.
Faccia a faccia ci si impegna di più a dire le cose nel modo più cortese e simpatico, e anche le cattive notizie spesso prendono una piega migliore.
Non posso che confermare queste considerazioni essendomi anche trovato in prima persona in situazioni delicate a causa di mail scritte con superficialità o interpretate male, quindi mio malgrado (sono e resto comunque un appassionato di questo tipo di comunicazione) devo dare ragione a chi la pensa come i dirigenti della Intel.
Ma io trarrei un'altra massima, tutto può essere bene o male, dipende da come e quanto lo si usa e da come o quanto lo si subisce. Una mela al giorno toglie il medico di torno, ma dubito che se ne mangio 750 nelle stesse 24 ore mi facciano bene in proporzione (nel migliore dei casi mi procuro una bella indigestione), così come zappare un orticello un'oretta al giorno può essere salutare ma non credo che cento anni fa i nostri nonni arrivassero alla pensione in piena salute grazie alla mancanza dei trattori.
La nostra società ha inventato degli strumenti comodissimi, usiamoli ma non abusiamone e sicuramente otterremo il meglio in tutti i sensi.

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Orgoglio bamboccione



di Stefano Ferello

Vi ricordate il film “Tanguy”?
Un ragazzo parigino di 28 anni, una carriera universitaria in corso e una fidanzata in perenne pausa di riflessione. Ma soprattutto Tanguy ha due meravigliosi genitori che, il giorno della nascita, gli promisero, eterna ospitalità.
Dal “Tanguy” francese al “ Bamboccione” italiano.
A noi mancava l'espressione capace di definire quella categoria di giovani che restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi.
Su questa mancanza, è intervenuto il ministro Tommaso Padoa-Schioppa.
“Mandiamo i bamboccioni fuori di casa ... Incentiviamo a uscire di casa i giovani che restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi. È un'idea importante”, ha sintetizzato con estrema brutalità e molta ironia il titolare del Tesoro presentando la norma che prevede agevolazioni sugli affitti per i più giovani.
Non l'avesse mai fatto. I “Bamboccioni” ora promettono guerra e si parla di un Bamboccione-Day.
Il B-day, sulla (falsa)linea del V-day di Grillo, è la giornata della protesta e dell'orgoglio bamboccione
La sta organizzando Luca Degli Esposti, un web designer di 24 anni, corrispondente in pieno all'identikit giovane-lavoratore-squattrinato-ancora-a-casa-dei-suoi.
"Ho scelto di organizzare il Bamboccione Day perché mi sono sentito particolarmente offeso dalle non felici dichiarazioni di Tommaso Padoa Schioppa. Una manifestazione è un modo, concreto e civile, per dimostrare che siamo bamboccioni non per scelta o filosofia di vita, bensì per costrizione, per forzature che non sono imputabili a nostre scelte personali o generazionali L'appuntamento è per il 1 Dicembre nelle piazze di tutta Italia: è auspicabile che saranno in tanti a manifestare la loro rabbia e il loro sconforto, perchè qualcosa finalmente cambi.
Tramite il sito www.cellulotto.org sto organizzando una manifestazione di orgoglio generazionale, perchè l'unico modo in cui la "generazione perduta" dei 20/40enni di oggi, drammaticamente estromessa dal reddito e dal potere, possa migliorare la sua condizione, è iniziare a far sentire in modo poderoso la sua voce.”
Belle parole senza dubbio.
A parer mio un po’ troppo qualunquiste, puzzano un po’ di populismo e demagogia.
Date un occhiata al suo sito www.cellulotto.org
Secondo me, è palesemente una trovata pubblicitaria-commerciale.
Un furbetto che cavalca la tigre del malcontento popolare verso i politici e prova a guadagnarci un po’ di soldi e popolarità.
A Grillo è andata bene, anzi benissimo. Perché non provarci? Non si sa mai cosa può nascere e il rischio è praticamente nullo e l’investimento è minimo (il costo di un sito web!).
Male che vada, tornerà nell’anonimato come prima.
Però, intanto, il Corriere della sera e radio24 lo hanno cercato e intervistato.
Lasciando da parte chi cerca di sfruttare la situazione e che spero non abbia successo, è indubbiamente vero che i giovani ventenni e trentenni (e anche di più) continuano a rimanere “ospiti” fissi dei propri genitori.
L'età presa di mira dal ministro Padoa Schioppa, coincide con gli anni della formazione universitaria e con l'inizio di una dura e lunga carriera “precaria”.
E ci sono motivi concreti e reali per cui il bamboccione non esce di casa: non ha i soldi!
L’università sarebbe l’occasione giusta per le prime esperienze di autonomia e indipendenza. Purtroppo le spese per affrontare una vita universitaria indipendente sono praticamente impossibili.
Il fattore di spesa maggiore è dato dai prezzi degli affitti per gli studenti fuorisede che, per una stanza singola pagano anche 400 euro mensili.
Poi ci sono le tasse universitarie che, su una media nazionale, ammontano a 1000 euro l’anno.
Un altro fattore consistente è l’acquisto dei testi universitari, circa 200 euro a semestre.
Il conto si allunga ulteriormente se si calcola una borsa della spesa che contenga i generi di prima necessità (300 euro al mese) e le spese per il tempo libero (150 euro mensili, che comprendono palestra, spese personali, divertimento).
A tutto questo, infine, aggiungete le spese di trasporto: per i trasporti pubblici un abbonamento mensile costa in media 100 euro, e se invece possiedi un’auto … … beh, meglio non calcolarne i costi!
Da questi dati emerge un panorama sconfortante, in cui la possibilità di essere autonomi e studiare diventa un privilegio per pochi e in cui i sussidi statali risultano insufficienti.
Senza dimenticare che, avendo già speso così tanto durante la carriera universitaria, a un laureato non rimane che ritornare a casa in attesa di trovare lavoro.
Un'attesa che rischia di rimanere infinita viste le condizioni sempre più precarie del mondo lavorativo. Questa la situazione dei giovani ventenni e trentenni, “ostaggi” forzati dei genitori.
La soluzione prospettata dal ministro Padoa Schioppa, per buttare fuori di casa i bamboccioni italiani, è a dir poco ridicola: il governo ha introdotto in Finanziaria la possibilità per i giovani, in un'età compresa tra i 20 e i 30 anni, di usufruire di detrazioni fiscali sugli affitti con un risparmio che varia dai 495,8 euro ai 991,6 euro…da scalare in tre anni!
Una soluzione che fa ancora più male e offende molto più di quel termine “bamboccione” che ha ferito nell'orgoglio, milioni e milioni di giovani italiani.
Ritengo vero tutto ciò che ho appena scritto. E’ tutto sacrosantamente e drammaticamente vero.
Ma siamo sicuri che sei tratti di SOLO di orgoglio e difficoltà economiche?
E se, sotto sotto, ci fosse dell’altro? Provate a dire la vostra nei commenti
Se poi vorrete sentire una voce fuori dal coro, ci ritroviamo nell’articolo del prossimo mese …

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Passeggiando pensando



di Camillo Posocco

COSI' SARA' SE ...
San Pietro, alcuni anni addietro, dopo una visita ai parenti sulla terra, fece, al Signore, la seguente relazione:

“Laggiù, Signore, va tutto bene, sono ricchi, godono buona salute e sono pieni di ogni ben di Dio. Hanno macchine che faticano per loro e fanno raccolti che superano le loro reali necessità. Sono contenti e allegri perché hanno tante cose per passare il tempo libero. Sono così indaffarati che si sono dimenticati di TE”

Il Signore non fece commento.

- Passò del tempo. –

Un giorno con licenza del Signore, San Pietro partì in visita ai suoi sulla terra, il giorno dopo era già di ritorno in Paradiso. Il Signore, sorpreso, volle sapere il motivo di un così frettoloso ritorno, e San Pietro raccontò:

“Laggiù, i tempi sono cambiati e delle cose belle che avevo visto con l’ultima mia visita, non rimane che un ricordo. Ora, i campi, i prati e i boschi sono aridi e malsani; l’acqua, fonte di vita, inquinata e maleodorante; gli animali sono quasi tutti estinti e granai sono vuoti perchè di raccolti non se ne fanno più. Gli uomini, Signore, fanno pena; malnutriti, assetati, pieni di acciacchi e con malattie a loro, fino ad oggi, sconosciute.”

Finito il racconto, il Signore chiese: e di Me, Pietro, si ricordano?

- Si – Rispose San Pietro, - Si ricordano e per attirare la Tua benedizione e benevolenza intonano Sante Messe, Tedeum, fanno novene, processioni e il Tuo nome è sulle loro labbra anche di notte nel sonno.

- Vedi Pietro? Nel momento del bisogno mi sono sempre vicini!-

Pietro vide che sul viso del Signore brillava una lacrima.

... SE COSI' NON SI FARA':
L’Onnipotente, quando creò l’universo, volle che in esso ci fosse un pianeta più bello di tutti, per dare degna dimora alla sua creazione più significativa perchè dotata di intelletto e spirito immortale: l’UOMO.

L’uomo non è parte del mondo, ma è stato messo nel mondo, da Colui che è a conoscenza dell’origine, dello scopo e del fine di tutto.

La terra, è stata affidata all’uomo, perchè nella gioia di abitarla, la renda amorevolmente conforme alle esigenze e necessità della vita comune, coltivarla nel suo insieme onde renderla più bella per restituirla sempre migliore alle future generazioni.

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La punizione



di Fiorenza Valentini

Prima di essere assunto dalla Sakamura Ltd, Machiko aveva dovuto superare una serie interminabile di prove.
Quella del check-up clinico non era stata particolarmente laboriosa, e nemmeno dolorosa, a parte la gastroscopia che veniva eseguita in sedazione ma, arrivando fino al fegato, in seguito gli aveva provocato una serie di coliche lancinanti che si erano protratte, diminuendo progressivamente di intensità, per diciotto ore.
Poi c’era stata la prova di salto, cioè scendere a terra saltando dal secondo piano di un edificio. Naturalmente prima aveva seguito un durissimo corso di addestramento, ma questo non gli aveva risparmiato una frattura alla caviglia destra al primo salto e un’altra al polso sinistro dopo il secondo. Finalmente al terzo salto la prova era stata superata.
In seguito gli erano state prese le impronte della dentatura, e quelle digitali e podaliche. A queste si erano aggiunte le foto elettroniche a due profondità delle pupille, quelle tridimensionali dei padiglioni auricolari, e l’elioscopia della capigliatura.
Infine gli era stato analizzato il DNA, che era stato elaborato comparandolo a quello dei suoi genitori, onde ottenere un grafico che tenesse conto di qualsiasi variabile possibile. Un candidato che fosse stato orfano di padre o di madre o, peggio, di entrambi, veniva immediatamente scartato.
Quando la documentazione richiesta dalla Società fu completata, gli venne consegnata copia del regolamento della Sakamura Ltd, che aveva dovuto firmare senza porre domande né condizione alcuna. Fu assunto con la qualifica di Agente Speciale di VI grado. Il licenziamento era proibito dalla legge imperiale.
Machiko non ricordava di aver mai visto né letto un paragrafo riguardante le eventuali punizioni in caso di errore. Così, quando la notte prima, atterrando con l’elicottero aveva distrutto una bordura di Kerria Japonica nel giardino della Società, gli sembrò un incidente non grave e andò a dormire le tre ore consentite dal regolamento.
Al risveglio trovò sul display un messaggio, con l’ordine di esecuzione immediata; pensò si trattasse di una nuova missione. Gli ordini erano “Machiko Yoshinawa / Anni di servizio: 19 / Agente Speciale di II livello. // Recarsi al 37° piano, porta rossa 88 / inserire il pass / eseguire il riconoscimento delle pupille / oltrepassare la porta entro 3 secondi. // Commissione Disciplinare”.
La porta rossa 88 del 37° piano si apriva nel vuoto.


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